DUNKIRK

TITOLO: DUNKIRK

GENERE: GUERRA

RATING:  * * * *

TRAMA:

II Guerra Mondiale, maggio 1940. Sulla spiaggia di Dunkirk centinaia di migliaia di soldati inglesi e francesi sono accerchiati dai tedeschi. In trappola, con il mare alle spalle, volgono lo sguardo oltre l’orizzonte sperando nel miracolo di un salvataggio, facendo da bersaglio all’aviazione del III Reich. Ogni ora che passa, scandita dall’innalzarsi e l’abbassarsi della marea, affievolisce la speranza ed imprime il terrore negli animi dei soldati. Uno sparuto gruppo di spitfire della RAF ingaggia drammatici duelli aerei sui cieli sopra la Manica nel tentativo di difendere gli uomini bloccati a terra. La loro sorte sembra segnata, ma un rocambolesco piano di salvataggio che prevede l’uso di qualsiasi imbarcazione civile in grado di navigare, segnerà la differenza, tra atti d’eroismo e di vigliaccheria che coinvolgeranno sia militari che uomini comuni, in una lotta contro il tempo sotto le bombe dei caccia bombardieri e i siluri degli U-Boat tedeschi.

(Regia: Christopher Nolan – anno 2017)

COMMENTO:

II Guerra Mondiale, un grande classico dei war movie, e Nolan lo affronta con un taglio originale privilegiando l’aspetto psicologico a quello eclatante delle azioni militari frastornanti, senza tuttavia rinunciarvi.

Questa scelta mette sullo sfondo un nemico invisibile ma ben presente nell’angoscia dei sopravvissuti, nei colpi d’arma da fuoco che squarciano lo scafo di una nave, nei compagni che corrono per cercare scampo e che vedi cadere improvvisamente, uno ad uno, come marionette cui siano stati tagliati i fili.

Solo nelle macchine che improvvisamente si materializzano dal cielo sono ben visibili i nemici. Gli Stuka squarciano l’aria con le loro agghiaccianti sirene prima di sganciare il loro carico di morte. Gli Heinkel 111 prendono di mira ogni convoglio navale od imbarcazione che cerchi di portare in salvo gli uomini superstiti. Qualche sparuto gruppo di Spitfire cercano di opporsi a questa carneficina aerea ingaggiando feroci duelli volanti con i messerschmitt 109 di scorta ai bombardieri. Prima lo sguardo sui galloni di carburante che rimangono per tornare a casa è preciso e matematico, ma poi l’infuriare della battaglia e la consapevolezza che il rimanere in aria o rientrare alla base significa la vita o la morte per migliaia di soldati, fa saltare in aria ogni remora ed ogni calcolo sino all’estremo sacrificio.

I duelli aerei sono spettacolari e la trovata di proporre alternativamente la stessa scena dai diversi punti di vista dei protagonisti di cielo di terra e di mare, con continui rimandi temporali, conferiscono al film il giusto dinamismo.

Sui colori freddi delle grandi spiagge del nord Europa Nolan mette crudamente in scena la paura, i limiti di tenuta psichica, le furbizie, gli omicidi, le miserie, che si è disposti a compiere per quell’istinto di sopravvivenza che accomuna la specie umana a qualsiasi altro animale; archetipi di Junghiana memoria, che permettono ad un soldato francese ed uno inglese di comprendersi perfettamente senza dire una parola.

Così DunKirk propone alle nuove generazioni uno dei tanti drammi e follie della guerra, portando sul grande schermo un fatto realmente accaduto che ha coinvolto la vita di 400.000 uomini poco più che diciottenni; basta dare un’occhiata ai nostri ragazzi di quell’età, spesso impegnati a frullare i pollici sugli smartphone, e portarli con la fantasia in quei luoghi ed in quei tempi, per meglio capire la portata di quella tragedia.

Agghiacciante la contrapposizione tra la logica comune e quella di stato, per il quale per evitare la disfatta sarebbe stato sufficiente riuscire a riportare in patria 35-45.000 soldati, sui 400.000 che su quella spiaggia attendevano il miracolo di ritornare vivi a casa. A quel cinico conteggio ha risposto il cuore del popolo inglese che vedeva in quei soldati dei figli e non carne da macello.

 

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6 pensieri su “DUNKIRK

  1. Donatella

    Ottima lettura e precisa analisi.
    La mia riflessione si è focalizzata sui ragazzi di oggi, sui loro comportamenti, come avrebbero reagito se si fossero trovati nella stessa drammatica situazione? Il senso della patria che nel film ne viene fuori in uno dei momenti più toccanti, fino all’estremo eroismo consapevole, è ancora un concetto attuale? So che esiste, ancora, un diffuso sentimento di solidarietà e altruismo, quello che gli abitanti di Lampedusa, senza pensarci due volte, hanno profuso nei confronti dei nostri fratelli in fuga dalle guerre o in cerca di una vita migliore. Ma questa è un’altra storia.

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  2. Cristina

    Ciao Ale,
    Bellissima recensione degna di un bellissimo film 🙂
    Dunkirk è un film che non vola alto ma sta ben piantato per terra assieme ai suoi protagonisti, i soldati, con l’intento, per me perfettamente riuscito, di farli diventare i NOSTRI COMPAGNI. I nemici, mai palesati ma drammaticamente reali, li vediamo negli occhi atterriti dalla paura dei ragazzi, alcuni appena diciottenni che sperano solo di sopravvivere, in quelli dei piloti degli Spitfire o in quelli del comandante che al molo cerca di traghettare i suoi soldati con la speranza di portarli via da quell’orrore, da quella spiaggia dove io, e credo lo spettatore in genere, mi trovavo e mi sentivo allo stesso tempo angosciata e speranzosa, immersa in un viaggio emotivo che mi strizzava lo stomaco!!!!!

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  3. lapinsu

    Leggendo questo post mi rendo conto di come DUNKIRK sia il film più semplice e più complesso al contempo tra quelli realizzati da Nolan: semplice perchè tocca poche corde del sentire (poco quella empatica, per niente quella emotiva, moltissimo quella intellettiva) e lo fa con semplicità, appunto. Complesso perchè ha eradicato alcuni principi cardine del cinema Nolaniano fin qui visto (l’epicità del racconto, l’eroismo dei protagonista, il “prestigio” che fa svoltare la trama più volte durante il suo dipanarsi sullo schermo) lasciando spazio solo alla potenza delle immagini e alla profonda umanità dei personaggi, senza scadere mai nella bieca classificazione di vizi e virtù, ma mettendo tutto nello stesso calderone di umana perfettebilità nel quale tutti dovremmo avere la forza di immergerci più spesso.

    Ad maiora, amico mio!!!

    Rispondi

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