SULLY

TITOLO: SULLY

GENERE: DRAMMATICO

RATING:  * * *

TRAMA:

15 gennaio 2009. L’Airbus A320, a due minuti dal decollo, perde entrambe i motori per uno scontro con uno stormo di oche canadesi in volo. Alla cloche il comandante Chesley Sullenberger, ex pilota dell’Air Force, ed il suo copilota Jeff Skiles. Pochi secondi per capire cosa è successo, pochi secondi per valutare: rientrare all’aeroporto internazionale di La Guardia o tentare l’ammaraggio nelle gelide acque del fiume Hudson con 155 anime a bordo? …

(Regia: Clint Eastwood – anno 2016)

COMMENTO:

“Il nostro lavoro è scoprire come un aereo sia finito nel fiume Hudson”.

“Non nel ma sul l’Hudson …. Non precipitati, atterrati sull’acqua”.

“Secondo le simulazioni poteva tornare in aeroporto!”.

“Impossibile, dovevo andare! …. Nessuno ci ha avvisati. Nessuno ci ha detto della perdita dei motori all’altitudine più bassa nella storia dell’aviazione”.

Molti hanno parlato del film come la storia dell’eroismo di un uomo comune, un lucido tributo ad un pilota che ha fatto del suo lavoro una questione di estrema serietà e dell’onestà una bandiera.

Uomini che sempre più raramente si vedono in giro, ma che tuttavia esistono e rappresentano una speranza di ispirazione per altri uomini. Un’analisi corretta alla quale vorrei solamente aggiungere la mia impressione per dare risalto ad un personaggio secondario ma non di minore importanza: quello della commissione d’inchiesta. Una schiera di piccoli uomini che servono altri padroni, altri scopi ed altri fini diversi dalla verità.

La legge del profitto che permea in generale il mondo, ma che negli Stati Uniti trova la sua massima espressione, si insinua ed inquina tutto: l’onestà, la serietà, il lavoro, la dignità delle persone. Il suo fine non è la verità ma la ricerca di un capro espiatorio sul quale gettare tutte le colpe per liberare le assicurazioni e le compagnie aeree dalle sfavorevoli conseguenze economiche. Forse il vero atto di eroismo del comandante Sully e del suo copilota non è stato tanto quello di compiere una manovra impossibile e salvare le centocinquantacinque anime a bordo dell’aereo, quanto affrontare un mostro assai più subdolo ed infido.

Il senso di fastidio è profondo, ma la realtà è quella riportata fedelmente sulla pellicola da un maestro del calibro di Clint Eastwood ed un attore da oscar come Tom Hanks.

Lo stile narrativo è pulito, lineare, ma mai statico o noioso grazie alle contrazioni temporali che alternano le drammatiche scene dell’ammaraggio con quelle asettiche e fredde delle audizioni di fronte alla National Transportation Safety Board. Perfetto ed equilibrato anche il profilo psicologico ed intimo del comandante Sully, mai supereroe e sempre in contatto con la realtà, tra incubi notturni, stress post traumatico, preoccupazioni familiari e pressioni mediatiche spaventose.

E finalmente la liberazione, quando la semplice verità dei fatti di un uomo che ha fatto bene il proprio lavoro, sconfigge la menzogna del sistema, e la decisione del comandante Chesley Sullenberger di abortire il rientro dell’airbus all’aeroporto internazionale La Guardia, per ammarare sulle gelide acque del fiume Hudson, si rivela giusta!

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2 pensieri su “SULLY

  1. Cristina

    Ciao Ale 🙂
    finalmente una storia dove la giustizia vince “VERAMENTE” !!!!!
    Sally” mi ha meravigliato e stupito……esattamente come TUTTI i passeggeri sopravvissuti in quel gelido pomeriggio d’inverno di qualche anno fa!!!!
    Baci.
    Cri

    Rispondi

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