COLLATERAL BEAUTY

TITOLO: COLLATERAL BEAUTY

GENERE: DRAMMATICO

RATING:  * * * +

TRAMA:

Amore, Tempo, Morte: “desideriamo l’amore, vorremmo avere più tempo e temiamo la morte…”. Howard, manager di successo, dopo la morte della sua piccola bambina non si da pace e interroga l’universo in cerca di risposte. Le sue giornate trascorrono tutte uguali, in casa seduto per terra a fissare la parete nell’oscurità; per strada correndo all’impazzata in bicicletta contromano per sfidare Dio; in ufficio a costruire infiniti giochi di equilibrio con le tessere del domino, sempre assente, come inebetito da quel colpo troppo duro per poter essere sopportato. I suoi amici e soci lo vedono languire senza riuscire ad interagire con lui e tutti i tentativi di farlo reagire cadono nel vuoto, fino a che …

(Regia: David Frankel – anno 2017)

COMMENTO

Collaterale: conseguenza, effetto, non voluto o ricercato di una azione che ha come finalità tutt’altro obiettivo. Solitamente usata nella sua accezione negativa, (danno collaterale, vittime collaterali, ecc.) in Collateral Beauty viene utilizzato paradossalmente nella su accezione positiva, a ricordare che il bene ed il male sono due facce della stessa medaglia nel mondo della separazione e della illusoria duplicità.

E’ questa la grandezza del film: il coraggio di una sfida folle. Folle come parlare di senso ad un genitore che ha perso un figlio, l’evento forse più atroce e devastante di fronte al quale può essere posto un uomo. Forse solo l’immagine forte e drammatica del Vangelo riesce a descrivere un dolore così grande, quando, nel profetizzare a Maria la fine che avrebbe fatto suo figlio, usa le seguenti parole: “E Anche a te donna,  una spada trafiggerà l’anima!”.

Un evento capace di disintegrare una persona, farle perdere la ragione, lasciandola dopo le lacrime, stordita, vuota, prosciugata persino dalla linfa della vita. Non solo è innaturale che un genitore sopravviva ad un figlio, ma è un dramma che apre l’anima alla voragine esistenziale, agli abissi del dubbio; dubbio su tutto, che ci sia un senso (Com’è possibile che Dio tolga la vita ad un giovane e lasci invece un vecchio qui a tribolare?), dubbio di essere veramente vivi, dubbio che valga la pena di inspirare ancora una volta, o di mangiare, di bere … Un dubbio che si mescola ad una rabbia cieca che ti fa correre in bicicletta contromano sfidando le leggi della sopravvivenza, della sacralità della vita, dell’universo.

Un tema da trattare con le pinze se non si vuole cadere nel banale o nel mellifluo, e David Frankel lo ha fatto con intelligenza, ricorrendo ad uno stratagemma teatrale secondo uno stile che ricorda gli ultimi film di Roman Polanski come Carnage, o Venere in pelliccia.

Amore, Tempo, Morte, i tre cardini dei seminari di Howard quando era un manager di successo, ora si trasformano in interrogativi esistenziali. Tre temi universali perché riguardano la vita di ognuno di noi. Tre ruoli affidati a tre scalcinati … attori di teatro? E qui il colpo di genio finale che non vi svelerò per non rubare la sorpresa ad un film così originale.

Amore: “Io ti ho visto nei suoi occhi quando mi ha chiamato papà, e tu mi hai tradito!” – dice la rabbia di Howard“Io sono la ragione di ogni cosa, se riuscirai ad accettarlo forse tornerai a vivere!” – risponde l’Amore.

Tempo: il tempo ci sfugge continuamente dalle mani, è liquido, non riusciamo a trattenerlo, ad afferrarlo, eppure … spesso lo perdiamo: “Il tempo è un regalo e tu lo butti via!” rimprovera l’attore ad Howard.

Morte: la morte è il tabù del nostro tempo, la temiamo tanto da rimuoverla, negarla, sfuggirle, tanto da rimanere sorpresi quando ce la troviamo di fronte, mentre paradossalmente è l’unica cosa certa della nostra vita quando veniamo al mondo. E quante persone che soffrono spesso l’aspettano come un dono, un’amica pietosa che viene a liberarle …

La bella colonna sonora di Theodore Shapiro incalza e sostiene le emozioni, gli interrogativi, nei momenti più intensi, sino al disvelamento dell’ardua sfida lanciata da David Frankel, quella della “bellezza collaterale”: “Hai ricevuto un dono, un profondo contatto con ogni cosa. Tu cerca, è li … la bellezza collaterale!”. Anche i momenti più tristi possono avere un senso ed essere strumento per riuscire a vedere i valori ultimi della vita e la sua bellezza. E’ un po’ come se la vita ordinaria ci mostrasse soltanto il rovescio di un magnifico tappeto persiano: un insieme di righe e colori apparentemente senza senso, come l’opera di un tessitore pazzo. Ma se solo per un attimo potessimo vedere quello stesso tappeto dal verso giusto, allora ne  potremmo comprenderne la raffinata bellezza!

Non so perché ma le persone più belle e sensibili che ho incontrato normalmente sono quelle che hanno dovuto affrontare la sofferenza. E mettiamoci l’anima in pace, senza di essa non ci sarebbe sforzo, e senza sforzo non c’è evoluzione, saremmo tutti sdraiati su un triclinio a bere, masticare e vomitare, per poi poter ricominciare.

In ogni cosa bene e male sono intimamente mischiati, nulla in questa mondo esiste come essenza pura, la realtà convenzionale è duplice, Yin e Yang, nero e bianco. Se un uomo cattivo pensa di essere cattivo, vuol dire che c’è un po’ di bene in lui. Se un uomo buono pensa di essere buono, vuol dire che c’è un po’ di male in lui.

Malgrado l’argomento trattato e le mie elucubrazioni, tengo a precisare che il film promuove la riflessione senza tuttavia essere mai pesante, anzi, la storia si chiude aprendosi addirittura all’ottimismo ed alla speranza. Personalmente avrei affidato un tema così delicato ad una sceneggiatura più colta e filosofica, mentre quella leggerina di Allan Loeb non essendo all’altezza, finisce per collocare il film a metà strada tra il genere drammatico e la commedia. Tuttavia Collateral Beauty è una verta boccata di ossigeno, un’oasi, o, se preferite, una pausa, in mezzo al rumore assordante di tanti action-film ed effetti speciali che spesso riempiono gli occhi lasciando affamati.

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2 pensieri su “COLLATERAL BEAUTY

  1. Cristina

    Ciao Ale 🙂 bellissima la tua recensione…..bè…. si toccano argomenti per te molto cari e da tempo dibattuti…
    Certo è che questo film è struggente e fa riflettere, probabilmente anche coloro che non si sono posti, o lo hanno fatto superficialmente, le fatidiche domande sul senso dell’esistenza…. sui limiti propri dell’essere UMANO che inevitabilmente nei momenti di profonda sofferenza riconosce quali sono le vere priorità della vita.
    Riuscire a vedere e ad apprezzare “la bellezza collaterale” anche nei momenti bui, tristi o tragici è una meta che si raggiunge solo quando abbiamo coscienza di chi siamo e del nostro vissuto, poichè riuscire a trovare il “bello” non è cosa semplice. Nei tanti momenti bui della nostra esistenza, sarà capitato di voler mandare al diavolo la vita, di volerci rannicchiare nel nostro dolore e volerci stare dentro, come in un gioco sadico e perverso!
    Quando si perde chi di più caro abbiamo al mondo (e qui si tratta di una figlia…..) è come se il tempo si fermasse, il mondo intorno a noi frana insieme alle certezze che fino a quel momento abbiamo avuto.
    Will Smith è un padre che deve affrontare l’evento più tragico che possa esistere nella vita di un uomo: la perdita di un figlio, circostanza questa che lo porterà ad abbandonare se stesso e i suoi affetti e ad infuriarsi con ciò che fino ad allora aveva dato un senso alla sua vita: L’AMORE, IL TEMPO, LA MORTE…
    Saranno proprio queste tre entità a cercare di ristabilire un contatto con lui…
    Assistiamo quindi, non solo alla storia di un padre devastato dal dolore, ma anche a quelle parallele dei suoi amici/colleghi: un malato terminale, che deve fare i conti con la morte, un padre divorziato, con una figlia che lo odia e una donna oramai avanti con l’età, che si trova a fare i conti con una vita dedicata totalmente al lavoro che non le ha lasciato il tempo per costruire una famiglia.
    E’ la “bellezza collaterale” perciò, l’unica che crea un collegamento con il mondo connettendoci gli uni con gli altri seppure viviamo vite differenti…
    In fin dei conti tutto ciò che ci accade è “vita” e non va sprecata…. poichè “la felicità non lascia cicatrici”.
    Baci baci 🙂
    Cri

    Rispondi
    1. admin1962 Autore articolo

      Non potevo ricevere commento più bello! Hai colto anche tu il lato profondo di quelle riflessioni e lo hai espresso con bellissime parole …Grazie Cri! 🙂

      Rispondi

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