IL CAPITALE UMANO

IL_CAPITALE_UMANOTITOLO: IL CAPITALE UMANO

GENERE: DRAMMATICO

RATING:  * * * +

TRAMA:

In un paesino innevato della Brianza un cameriere smonta da una faticosa notte di lavoro, ma mentre sta rientrando a casa in bicicletta viene colpito e sbalzato fuori della carreggiata da un suv.

Attorno alle indagini per individuare il pirata della strada si dipanano ed incrociano le storie di due famiglie: quella di Giovanni Bernaschi, ricco uomo d’affari, e quella di Dino Ossola, un piccolo immobiliarista ambizioso. Approfittando della relazione sentimentale tra sua figlia Serena e Massimiliano, il rampollo piagnucoloso e mammone dei Bernaschi, Dino Ossola riesce ad introdursi nel mondo dorato ed affascinante dei ricchi e coltiva questa improbabile amicizia nella speranza di infilarsi nei loro giochi finanziari ed iniziare così la sua arrampicata sociale. Ma le cose si complicano …

(Regia: Paolo Virzì – anno 2014)

COMMENTO:

Avete scommesso sula rovina di questo paese e avete vinto!”, il quadro dipinto da Paolo Virzì questa volta è particolarmente crudo ed “impietoso” nel senso letterale del termine. Nel regno del Dio Denaro tutto è ben confezionato ed esteticamente bello (suv, piscine, campi da tennis, scuole private per ricchi), ma sotto le apparenze si cela un mondo vuoto, triste, fatto di relazioni umane virtuali perché la finanza è virtuale.

Emblematica la comunicazione formale ed essenziale dell’autista che rispondeva con tono distaccato da segreteria telefonica alle richieste della padrona; un dialogo privo di ogni umana empatia come può essere solo un dialogo comprato, dove ogni risposta è il frutto di un implicito contratto di compravendita, parole dovute in cambio di soldi.

Bellissima la tecnica utilizzata dal regista livornese nel suddividere la narrazione in capitoli; le parti si riferiscono agli stessi eventi ma visti e raccontati attraverso gli occhi di un diverso protagonista. Il risultato sorprendente è che gli stessi accadimenti, registrati dalla telecamera, assumono valenze ed interpretazioni completamente diverse a seconda di chi sia il soggetto che li percepisce!

Un film intelligente ed attuale, interpretato da bravi attori. Persino Valeria Golino con la maturità è migliorata tantissimo. Tuttavia ritengo che il premio come migliore attore spetti a Fabrizio  Bentivoglio per la sua magistrale interpretazione dell’uomo-verme (l’immobiliarista brianzolo), perfetto!

Se prima ritenevo Paolo Virzì un “bravo” regista, adesso sono certo che si tratti di uno “straordinario” regista. Con questo film Virzì conferma infatti di avere un talento eccezionale nel leggere ed interpretare i tempi: se con Ovo Sodo ha saputo leggere perfettamente la nostra adolescenza, con Il capitale umano è in perfetto sincrono con il periodo storico che caratterizza l’adolescenza dei nostri figli! Per non parlare della sua bravura nell’approfondimento psicologico dei ruoli.

In tutti i film il personaggio negativo è un elemento chiave per la riuscita dell’opera, ma sono pochi i registi capaci di descrivere così bene l’uomo-verme. Dopo la magistrale rappresentazione di questa tipologia caratteriale da parte di Quentin Tarantino con Stephen (il kapò di Candyland nel film Django), Paolo Virzì non è da meno con la sua rappresentazione di Dino Ossola, l’immobiliarista avido ed ambizioso del Capitale umano. Con la caratterizzazione di questo personaggio Virzì si rivela un abilissimo psicologo nel cogliere non solo le caratteristiche salienti della meschinità, ma anche le sue sfumature più recondite. Dino Ossola non è solo quello che nel nostro colorito vernacolo si dice Priogu Arricchiu (il Pidocchio arricchito) ma un essere squallido sino al midollo, tanto da pretendere di estorcere con la violenza del ricatto anche un bacio che paradossalmente sarebbe dovuto essere “vero”!

La storia (triste) è una storia tutto sommato banale: una famiglia ricca per discendenza, il capofamiglia che vive solo per il lavoro e gli affari ed ha sposato una attricetta stupida e carina, rapporti familiari fasulli. ecc. Intorno alle loro vicende orbitano poi i parassiti che cercano di accattivarsi la simpatia del potente di turno per potersi nutrire delle briciole che cadono dalla sua mensa. I figli di queste famiglie sono cinici, disillusi, sbandati e creano delle strane alleanze per sorreggersi a vicenda. E’ il frutto di un mondo che senza più la guida di valori distrutti e mai sostituiti, ha perso l’orientamento, uno specchio dell’inarrestabile decadenza del nostro paese che ha abbandonato i vecchi principi di una sana economia reale per inseguire il mito della speculazione finanziaria raccontata dai pifferai magici, quelli che ti promettono guadagni del 40% sui tuoi risparmi, se li investi nei loro fondi incantati, salvo poi svanire nel nulla assieme alla tua vita.

Significativa la frase finale di Carla Bernaschi: alla festa nella villa, posta su di una altura come un castello, arrivano tutti i parenti e gli amici della ricca famiglia; il marito la invita a scendere per occuparsi degli ospiti, e mentre lei con sguardo triste li osserva dalla finestra risponde : “Non ti preoccupare, i tuoi ospiti sarebbero felici anche se stessero mangiando la sbobba dei cani. Tutta quella gioia ed affetto sono costruiti, e poggiano soltanto sulla benevolenza degli affari!”.

Signori e signore ….. benvenuti all’inferno, dove il valore delle persone si calcola con l’algoritmo delle compagnie di assicurazione!

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7 pensieri su “IL CAPITALE UMANO

  1. lupokatttivo

    Bravo Ad, e’ che non e’ il mio genere ma mi hai incuriosito abbbbbbestia. Poi ormai come dire..sono nell’eta’ giusta per potermi immedesimare..lo guardero’ e mi immedesimero’ 😉 un salutone.

    Rispondi
    1. admin1962 Autore articolo

      Grazie a te Lupo, è sempre un piacere avere il tuo feedback (cavoli … quanto fa figo dire “feedback!”)! 🙂
      SI è vero, le mie scelte hanno un taglio un po’ serioso … Forse perché riflettono il mio carattere piuttosto introspettivo (spero non palloso 😉 )
      Ma è bellissimo godere di tanti punti di vista, ed il tuo taglio ironico ed acuto mi fa spaccare dalle risate!
      Continua così.
      Diciamo che nella scelta dei film penso valga il principio cardine di capire quali emozioni si vogliono solleticare e quindi orientarsi sul giusto genere cinematografico. Voglio ridere? Genere comico/commedia brillante. Voglio prendere in giro? Allora il genere trash è l’ideale (eh eh eh Il tuo Starcrash sarebbe perfetto). Voglio riflettere, approfondire, filosofare sulla vita? Bhè allora scelgo il genere Drammatico, ecc.
      Il film di Virzì è molto bello ma si deve aver voglia di affrontare quegli argomenti.
      Ciao Lupo, a presto per altre mille e mille inimitabili avventure! 😀

      Rispondi
  2. Cristina

    Bravo Ale condivido su tutto 😀 😦 C’è anche un briciolo di speranza però!!!!!! l’unico personaggio autentico del film! La ragazza che interpreta la figlia amorevole di Bentivoglio 🙂
    Tutto il resto è solo realistica malinconica desolazione 😦

    Rispondi
    1. admin1962 Autore articolo

      Ciao Sabato!
      E’ un piacere averti a bordo! 🙂
      Complimenti per il tuo Blog (ti ho lasciato un commento) 😉
      Come dicevo a Lupo il film è molto bello e profondo. Andare a vederlo o no dipende se si ha lo stato d’animo e la voglia di affrontare i temi che propone un film Drammatico (almeno questo è il criterio ce seguo io quando devo decidere cosa vedere).Il guaio (se così si può dire) è che spesso i film più belli e coinvolgenti sono tristi o comunque ti lasciano un’ombra dentro che ti segue per giorni …. ma non ci rinuncio, il cinema mi piace troppo !
      Grazie ancora e a presto

      Rispondi
      1. sabato83

        Beh si, anche io in genere scelgo il film in base all’umore…almeno fin quando sono a casa. Poi però, ci sono dei film che vanno visti al cinema, e allora li devi scegliere in base al tempo 😀 Comunque lo vedrò appena posso, e ti farò sapere come mi è parso 😉

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