PHILOMENA

PHILOMENATITOLO: PHILOMENA

GENERE: DRAMMATICO

RATING:  * * * – –

TRAMA:

Philomena era una adolescente irlandese come tante, ingenua, felice, spensierata, con il mondo da scoprire. Quel giorno del 1952, al Luna park, un bel giovane le fece cadere a terra il dolce di mela caramellata, la strinse tra le braccia e tremante di emozione Philomena conobbe l’amore.

Sfortuna volle che rimase in cinta e nella cattolicissima Irlanda degli anni ’50 una ragazza madre non poteva essere perdonata. Fu lasciata gravida dal padre nel convento di suore di Roscrea perché venisse riportata sulla retta via come tante altre “figlie del peccato”. Non sapeva Philomena che le avrebbero strappato via il piccolo Anthony per affidarlo ad una ricca coppia americana in cambio di mille sterline. Da allora non ha mai smesso di pensare a quel piccolo bambino con la salopette e l’aeroplanino in mano.

Ormai vecchia ancora non si da pace e alla figlia, che nel vedere il suo volto buio le chiede cos’abbia, porge l’antica foto sbiadita di Anthony confessandole il suo “vergognoso” passato.

Dopo cinquant’anni di inutili ricerche la strada di Philomena incrocia quella di Martin Sixsmith, un famoso giornalista caduto in disgrazia. Da quell’incontro nascerà una nuova incredibile avventura sulle tracce del suo Anthony .

(Regia: Stephen  Frears – anno 2013)

COMMENTO:

Se non fosse per l’ottima recitazione di Judi  Dench, direi che Philomena più che un prodotto artistico ricorda un documentario, il racconto di una delle tante tristi storie simili accadute realmente nell’Irlanda del dopoguerra. Un’opera tutto sommato semplice nelle sue dinamiche: buoni e cattivi facilmente individuati, sentimenti forti, universali, e facilmente comprensibili come l’amore materno e filiale, … sulla carta non era tanto difficile trasformarla in un successo, eppure la fotografia insignificante, la sceneggiatura piatta, sono riusciti a farne una pellicola non particolarmente entusiasmante malgrado i presupposti, peccato!

Ma infiliamoci il casco da minatori ed andiamo alla ricerca dei tesori nascosti.

Il grande merito di questo film, più che artistico è infatti la ricchezza di contenuti, riflessioni ed insegnamenti. Primo fra tutti quello di avermi fatto “sentire” ciò che sin’ora avevo soltanto capito: “Beati i puri di cuore perché vedranno Dio”! Nella sua semplicità, nonostante le tante ingiustizie subite, Philomena non solo non ha perso la fede, ma non ha mai confuso Dio con gli uomini che dicono di rappresentarlo.

Definirei questa pellicola una commovente lezione di umiltà: “Quello di cui mi sta parlando fa parte del genere storie di vita vissuta, ma io non seguo queste cose!”, asserisce con un pizzico di disprezzo Martin Sixsmith, ma spesso c’è molta più verità nelle storie dei semplici che in quelle dei sapienti ed intellettuali.

Ho apprezzato molto la sensibilità nel cogliere i piccoli gesti, abitudini, frasi tipiche, delle persone anziane. Ne ho riconosciuto tanti di mia madre o altre donne di quell’età. Non so se siano stati presi dal libro di  Martin Sixsmith o siano frutto dell’osservazione degli sceneggiatori (Steve  Coogan e Jeff  Pope) ma sicuramente si tratta di qualcuno che ha vissuto o studiato a lungo i vecchi.

Bellissima la differenza di approccio nei riguardi dell’esistenza tra l’anziana madre ed il giornalista intellettuale. Da una parte una donna ferita che per trent’anni ha fatto l’infermiera, leggendo scadenti libretti stile Harmony o Liala, e guardato programmi televisivi demenziali, dall’altra un uomo colto, ex corrispondente della BBC da Mosca e consigliere del governo Blair. Semplicità, ingenuità e apertura verso lo spirito, contro razionalità, ironia e logica umana: due diversi livelli nel vedere e comprendere gli eventi della vita. Il livello esistenziale, egoico, è sicuramente più funzionale e vantaggioso per la sopravvivenza, tanto da giustificare l’atteggiamento di sufficienza che a volte Martin aveva nei confronti di Philomena, ma non può né perdonare, né capire lo spirito. Tuttavia, per quanto diversi, alla fine di questa avventura entrambi impareranno qualcosa l’uno dall’altro.

Interessante lo spunto di riflessione sull’origine del bene e male, giusto e sbagliato; spesso si fa il male pur partendo dalla convinzione di servire il bene e suor Hildegarde ne è l’esempio lampante! La chiave è l’evoluzione personale.

Dal punto di vista squisitamente tecnico molto bella la scelta dei mitici filmini in super 8 mm che conferiscono ai flashback un tocco nostalgico e magico.

Delicata e forse inevitabilmente sdolcinata (ma mai melliflua perché vera) la conclusione: un grande cerchio si chiude, in un modo o nell’altro madre e figlio si sono ritrovati, apponendo il sigillo sulla loro storia.

Potente e viscerale da non aver uguali sulla terra, … un mistero affascinante quello dell’amore materno!

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5 pensieri su “PHILOMENA

  1. Marco Piras

    L’ho visto ieri, mi è piaciuto molto. Nell’esecuzione è molto inglese (in particolare i flashback con la pellicola a grana grossa sono tipici delle produzioni inglesi), forse a tratti la regia è un po’ televisiva ma la cosa non mi ha disturbato. Judi Dench brava come sempre.

    P.S. Stiamo aspettando il classificone di fine anno!!! 😉

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    1. admin1962 Autore articolo

      Ciao Marco,
      mi fa piacere riaverti a bordo! 😉
      Grazie per il tuo commento! 🙂
      E …. appena ho un po’ di tempo ti faccio il classificone eh eh ! 😉

      Rispondi
  2. Cristina

    Sai qual’è la differenza tra i due protagonisti? L’elaborazione della sofferenza che assume connotati opposti: lui chiede vendetta, lei ripone il suo dolore in una dignitosa attesa di conoscenza, sempre nella fede e nella preghiera 🙂 bacio

    Rispondi

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