SOLE A CATINELLE

SOLE_A_CATINELLETITOLO: SOLE A CATINELLE

GENERE: COMICO

RATING:  * * *

TRAMA:

Checco è un ragazzo ignorantello, qualunquista ed indeciso sul suo futuro come tanti.

Baciato in fronte dal verbo di Arcore decide che la sua strada verso il successo passa per la vendita di
aspirapolvere.  Sull’onda delle prime vendite inizierà a comprare per se e la sua famiglia ogni sorta di status symbol  ma una volta terminata la schiera di parenti ai quali vendere l’elettrodomestico la sua carriera da venditore rampante inizia velocemente a declinare.

Il problema è che Checco ha promesso al figlio Nicolò “una vacanza da sogno” qualora fosse stato promosso con tutti dieci in pagella e Nicolò, da bravo bambino intelligente e sensibile quale è, lo ha puntualmente fatto. Ormai al verde  ed inseguito dalle finanziarie, Checco si dovrà inventare qualcosa. La fortuna, si sà, aiuta gli audaci e gli ottimisti, e sulla sua strada Checco incontrerà Zoe, una ricchissima ragazza con un figlio della stessa età di Nicolò; la vacanza di papà e figlio prenderà una piega del tutto inaspettata tra campi da golf, yacht di lusso, alta borghesia industriale-finanziaria e champagne …

(Regia: Gennaro Nunziante – anno 2013)

COMMENTO

Un altro film, un altro centro, Checco Zalone non sbaglia un colpo, anzi, rispetto alle due opere precedenti, Sole a catinelle va in crescendo. Non solo il film sta sbancando i box-office, ma è una sequenza ininterrotta di battute e gag ben ritmate che confermano la fertile creatività del comico pugliese ed il suo acuto senso di osservazione.

Personalmente lo stile umoristico scurrile e leggermente volgare di Checco non mi fa impazzire, preferisco uno stile meno diretto e più raffinato, ma sarei un bugiardo se dicessi che non mi ha fatto ridere. Unica ombra del film, a mio parere, è la velleità da one man show di Zalone che seppur bravo non ha lo spessore di un Alberto Sordi per reggere da solo l’intero film, e gli altri personaggi non sono né all’altezza né sviluppati in maniera tale da conferire alle loro maschere una dignità propria.

Questa volta Zalone fa il verso allo stereotipo dell’italico berlusconiano imbecille, morto di fame ma ottimista ad oltranza, come insegnano nelle convention dei venditori rampanti, per i quali è meglio avere un figlio omosessuale che comunista perché la nobiltà d’animo è solo per i fessi! Un cretino felice, sgrammaticato e qualunquista, al quale la sorte benignamente sorride, tanto da far si che le cose gli vadano sempre bene malgrado l’acume sia inferiore a quello di una zucchina. Perfette le espressioni da ebete dell’ultimo ventennio, una mimica facciale che Zalone ha perfezionato, riuscendo a suscitare l’ilarità del  pubblico soltanto con lo sguardo.

Un altro punto a suo favore è lo stile comico, personale ed originale: il meccanismo umoristico utilizzato da Zalone mira ad infrangere tutte le convenzioni sociali, etiche e morali, tipiche della cultura italiana; dei veri e propri tabù o totem nei quali un popolo si riconosce: la sensibilità per il mutismo di un bambino che soffre, la ricchezza che non fa la felicità, l’orgoglio di un padre per la pagella con tutti dieci del figlio, il diritto delle donne alla maternità, il dramma di chi lotta per il posto di lavoro, l’onestà del buon padre di famiglia, l’amore per una vecchia zia, insomma le convenzioni più banali del bon ton e dell’educazione, del buonismo,  della saggezza o del semplice buon senso, sono solo alcuni dei bersagli scelti da Checco Zalone che sa sempre dove colpire e trovarne di nuovi. Quanto più sacro è il tabù infranto quanto più liberatoria sarà la risata!

Un umorismo semplice e facilmente riconoscibile da tutti, qualunque sia il grado culturale e il ceto di appartenenza. Un umorismo che parla alla pancia della gente. Il risultato è una commedia di costume intelligente che, parodiando un popolo in piena crisi e decadenza, funziona e vi farà passare novanta minuti in allegria e divertimento.

Il mancato riferimento alla politica penso sia una scelta voluta: non urtare la sensibilità di alcuno toglie un po’ di mordente alla commedia ma ha come vantaggio quello di essere accettato da tutti; del resto si capisce benissimo che se l’italiano medio è quello descritto da Checco Zalone, la classe dirigente non potrà essere molto diversa!

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