GRAVITY

GRAVITYTITOLO: GRAVITY

GENERE: FANTASCIENZA

RATING:  * * *

TRAMA:

Anno 2013, a bordo di uno shuttle guidato dal comandante Matt Kowalsky, l’equipaggio lavora alacremente in uscita extraveicolare per riparare un telescopio orbitante.

Matt è un veterano dello spazio, mentre la Dott.ssa Ryan Stone è alla sua prima missione, ma mentre tutti sono intenti a svolgere il loro delicati compiti un disastroso imprevisto trasformerà l’operazione in un incubo …

(Regia: Alfonso Cuaròn – Anno 2013)

COMMENTO:

Un buon film di fantascienza tradizionale, basato su tecnologie realistiche, fatte di uscite extraveicolari di semplici astronauti protetti da fragili tute spaziali, senza proporre avveniristiche location farcite di soluzioni tecnologicamente perfette ma lontane anni luce dalle odierne possibilità scientifiche.

Paradossalmente questo film invece che esaltare le attuali capacità tecniche dell’umanità ha sortito il benefico risultato di riportarle su una dimensione oggettivamente più realistica, ridimensionando l’onnipotenza tecnologica umana spesso troppo idealizzata.

Ci si rende infatti conto che le avventure spaziali in realtà non sono altro che quelle di sofisticati sottomarini che operano nel vuoto cosmico anziché sott’acqua, ma i problemi di base sono sempre gli stessi: ricreare dei bozzoli con aria da respirare, pressione e temperatura adatti, entro i quali l’uomo può sopravvivere anche immerso in un elemento a lui estraneo e fatale.

Bellissime le immagini spaziali che fanno vivere allo spettatore il sogno e l’emozione di galleggiare al di sopra della terra in totale assenza di gravità! Uno di quei rari casi in cui il 3D è appropriato.

Al di là dell’ansiogena avventura spaziale, il film racconta una storia molto più profonda, quella che si svolge nello spazio interiore anziché in quello cosmico. Un mondo oscuro e buio ben percepito attraverso la metafora a mio giudizio più drammatica di tutto il film, quella della rottura del cavo di sicurezza della Dott.ssa Ryan Stone (Sandra Bullock) che viene scaraventata nel vuoto senza nulla a cui appigliarsi, in una rotazione priva di gravità ed infinita che ben rappresenta la vertigine esistenziale della solitudine come pericolo mortale; una condizione di terrore palpabile nella quale la vita non riesce a vedere altro che la sua inevitabile fine!

Questa è l’immagine cinematografica che sino ad oggi meglio riesce a descrivere il mio mostro interiore; se dovessi spiegare ad uno psicoanalista la mia sensazione di solitudine gli mostrerei questa scena.

E’ una condizione da incubo in cui ci si aggrappa a qualunque cosa pur di salvarsi, esattamente come un naufrago, che per non affogare in mezzo all’oceano, afferra il primo relitto che gli capita per puro istinto di sopravvivenza.

A volte anche nella vita ci si sente perduti e soli, e qualcuno ci aiuta accompagnandoci per un tratto del nostro viaggio, come il comandante Matt Kowalsky (George Clooney)  ha fatto con la Dott.ssa Ryan Stone.

Stupenda la figura di Matt che malgrado la situazione drammatica e disperata riesce a meravigliarsi e a stupirsi per la bellezza: “Guarda, l’alba sul Gange!”, sottile metafora di chi attraversa l’avventura dell’esistenza con gli occhi dell’essere anziché quelli dell’ego, come fanno gli illuminati: quando sei nell’essere capisci che tutto ciò che ci appare è solo un trucco, una illusione. Tutte le cose nascono e muoiono in questa dimensione, ma se sei consapevole dell’eterno che vi sta sotto, niente può più farti paura!

Raffinata e visibile solo ad occhi attenti, l’immagine che ritrae la Dott.ssa Ryan Stone che galleggia all’interno della soyutz in posizione fetale, con i cablaggi sullo sfondo che ricordano il cordone ombelicale di un feto: simbolo di un travaglio che porterà Ryan a rinascere, quando, malferma sulle gambe come un bambino, muoverà i suoi primi passi sulla terra … è l’inizio di una nuova vita, non perché siano cambiate le condizioni esistenziali (sua figlia è sempre morta), ma perché sono cambiati gli occhi attraverso i quali lei la vede!

PS

Unico consiglio per gli amanti della fisica è quello di non andare troppo per il sottile e lasciarsi andare alla bellezza del film e della sua ambientazione così inedita nonostante due errori scientifici clamorosi: 1. una volta che i nostri due eroi si sono fermati intrappolati dai cavi, la forza di inerzia era pari a zero, pertanto non vi era più alcuna altra forza che agiva sul comandate Matt come se volesse trascinarlo via; 2. l’angolo di inclinazione del modulo nella fase di rientro nell’atmosfera non può essere casuale, ma deve essere preciso al millimetro perché il calore si scarichi sullo scudo termico, altrimenti la capsula fonde!  (eh eh … Ale il pignolo!)

Annunci

3 pensieri su “GRAVITY

  1. Gian Carlo

    Ho visto la pellicola. Ammetto di amare le ambientazioni spaziali e questo film ha due grandi pregi: l’aspetto realistico nella sua proposizione fantasiosa di un evento drammatico che potrebbe sempre accadere, e la bravura della Bullock. Sugli effetti speciali non mi soffermo perché ormai si rasenta la perfezione: non si riesce più a discernere tra un’immagine finta e una reale. La storia è la sua ambientazione e viceversa, la pellicola scorre ansiogena e poetica nello stesso tempo, divisa tra pericoli mortali e la bellezza dello scenario in cui si svolge. Perfetto il “componimento”, non cambierei una virgola del plot. Che dire, un film da andare a vedere e che ha una sua morale: non mollare mai. E anche: meglio una morte giocosa che una vita disperata.

    Rispondi

Dai commenta! Non fare il timido

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...