L’ARBITRO

L_ARBITROTITOLO: L’ARBITRO

GENERE: COMMEDIA

RATING:  * * *

TRAMA:

Cruciani è un arbitro di serie A che ambisce ai dorati vertici del calcio internazionale e per far carriera è disposto a qualsiasi compromesso, anche il meno limpido.

Parallelamente, nell’infernale girone di terza categoria dilettanti della Sardegna, due squadre, la Montecrastu e l’Atletico Pabarile, si contendono il campionato di calcio con passione ed arcaica ferocia. In gioco c’è molto di più che una partita di pallone, c’è la rivalità tra paesi e la rivincita sociale: il Montecrastsu è infatti la squadra del ricco proprietario terriero Brai, e la Pabarilese, la squadra dei contadini e pastori che lavorano nelle sue campagne.

All’interno si muovono macchiettisticamente le storie dei diversi protagonisti: il bomber Matzutzi, figlio di emigrati rientrato in paese dall’Argentina, che corteggia Miranda, la figlia dell’allenatore cieco del Pabarile, la nascita di una faida tra due cugini giocatori del Montecrastu, le maldestre vicende di Cruciani alle prese con le sue acrobazie carrieristiche.

Il destino dell’ambizioso Cruciani e quello delle due squadre rivali finiranno inaspettatamente per fondersi. Il tutto all’interno di un unico disegno divino salvifico che si compie attraverso il calcio, nuova religione in grado di assimilare i simboli della cristianità e fonderli con le speranze, i sogni e la vita della comunità, dove l’ultima parola spetta a Dio o … ad un arbitro?

(Regia: Paolo Zucca – anno 2013)

COMMENTO:

Il calcio come metafora della vita, ossia un gioco terribilmente serio dove la sorte vanta un suo ruolo.

Una commedia dai toni cangianti e dal “multiforme ingegno”! Ricchissima la serie di emozioni toccate dal film di Paolo Zucca. Si passa dalla caricatura al dramma, dai riti liturgici che ironizzano sulla sacralità del calcio vissuto come una religione, alla drammaticità delle passioni coinvolte che sfociano addirittura nell’omicidio.

Il passaggio dal registro serio a quello faceto è ben sottolineato dalle musiche curate da Andrea Guerra.

Dal top dei livelli calcistici internazionali di serie A, alle partite dell’ultimo girone dilettantistico di un’isola sperduta, le dinamiche sono sempre le stesse: la contrapposizione guerresca delle tifoserie, la vittoria come riscatto sociale, lo studio di tattiche e strategie, il mister, il bomber straniero, le ragazze che si innamorano del calciatore, il senso di appartenenza di una comunità alla sua squadra, un argomento comune che appassiona tutti di cui parlare anche ai funerali.

Ciò che colpisce lo spettatore è l’assoluta originalità dello stile di Paolo Zucca a partire dalla scelta del bianco e nero per evitare di ricondurre il film ad un luogo geografico ed un tempo troppo definiti e reali.

Anche la narrazione è fresca e movimentata grazie al continuo alternarsi di due storie parallele, quelle delle ambizioni dell’arbitro Cruciani e delle vicende calcistiche di due squadre di un campionato regionale dilettantistico acerrime nemiche, che al temine del film si incroceranno.

All’interno dello stesso racconto a sua volta  si alternano i toni epici che ricordano le leggendarie atmosfere western di Sergio Leone, e quelli comici narrati con raffinata ironia tramite le immagini di personaggi grotteschi presi dalla strada o affidati a protagonisti del calibro di Stefano Accorsi, che interpreta un arbitro che ambisce a diventare una star del calcio internazionale, Marco Messeri, un ambiguo personaggio del mondo calcistico, Geppi Cucciari, nei panni di una bisbetica ragazza del paese, Jacopo Cullin, nei panni del fuoriclasse straniero stile Maradona, Benito Urgu, che interpreta superbamente il ruolo di allenatore cieco della squadra dell’Atletico Pabarile; tutti attori a volte un po’ sottovalutati che nelle mani sapienti di Paolo Zucca mostrano uno grande spessore artistico.

Divertenti e ricercate le trovate umoristiche della storia, dallo schema western del ricco proprietario terriero che si sposta per le sue terre a bordo di un fuoristrada accompagnato dai suoi sgherri o che con tono di sfida entra sul suo cavallo all’interno di un bar del paese come fosse un saloon ingaggiando una schermaglia a colpi di battute taglienti con l’eroe solitario di turno (il bomber italo-argentino Matzutzi), alle citazioni calcistiche nelle figure del presidente della FEFA (chiaro riferimento a Michel Platinì), o dell’arbitro corrotto Mureno (che per una sola vocale differisce dall’omonimo ed assai discusso arbitro ecuadoregno Moreno), per non parlare delle coreografie caricaturali in campo che dipingono gli arbitri di alto livello come delle star.

Fedele alla sua impostazione narrativa ricca e variegata, oltre ai toni umoristici ed epici non mancano i riferimenti culturali legati più profondamente alla terra di Paolo Zucca, magistralmente raccontati tramite i dialoghi in codice che i due pastori tengono nella solitudine delle montagne, o la nascita di una faida fratricida tra due componenti della stessa squadra. Degna di nota la terribile vecchina che picchia l’arbitro a colpi di ombrello. In realtà la forza del suo personaggio va oltre il semplice sorriso e parla del ruolo della donna nella società sarda e matriarcale.

Una menzione speciale per la cura del casting che ha selezionato dalla strada volti che ricordano la pietra di una terra antica, scolpita dal sole e dal vento.

Ultima come citazione ma non per importanza, la superba bellezza della fotografia affidata a Patrizio Patrizi, un vero e proprio elemento portante che sorregge ed impreziosisce l’intero film, regalandoci dei ritratti stupendi da grande maestro.

Dopo una lunga serie di film sardi pseudointellettuali e pesanti, finalmente una commedia divertente ma non superficiale, senza il marchio dei luoghi comuni che ne facciano un film etnografico sulla scia di Padre Padrone dei fratelli Taviani.

Una conferma di grande cinema che nasce dalla rivelazione del Festival Internazionale del Cortometraggio di Clermont-Ferrand, dove il giovane regista Paolo Zucca nel 2009 si aggiudica meritatamente il David di Donatello.

Il film L’Arbitro testimonia che tra le file dei registi ed attori emergenti c’è un tesoro da coltivare!

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2 pensieri su “L’ARBITRO

  1. Luigi

    Se è vero che la fantasia ci permette di creare immagini partorite dal nostro vissuto e di intrecciarle con aspetti, situazioni o luoghi reali o del tutto irreali , allora questo film non è semplicemente una commedia, ma è un piccolo capolavoro di fantasia.
    Paolo Zucca gioca senza paura, dipinge la sua tela con il nero e con il bianco, sottolinea e sfuma, ingigantisce il ruolo della terra connotandone gli abitanti, mi sono così tornate alla mente le facce di Pasolini ne “Il Vangelo secondo Matteo”.

    Nella scena di apertura del film dove ci sono i 4 arbitri che si riscaldano prima della partita, segnalo la grande prova muta del quarto uomo, alto, brizzolato, atleticamente impeccabile, nessuno poteva interpretare meglio un delegato FEFA, sarà una nuova stella del cinema italiano?

    Gran Film!

    Rispondi
    1. admin1962 Autore articolo

      Gent.mo Sig. Luigi,
      noto con piacere che la sua presenza sul blog stà diventando sempre più frequente e per questo desidero ringraziarla a nome di tutta la redazione!
      Vorrei inoltre complimentarmi per il suo commento, acuto e pertinente, sopratutto là dove ha ricordato le somiglianze di certi ritratti regalatici da Paolo Zucca e Patrizio Patrizi con i primi piani pasoliniani del bellissimo film “Il Vangelo secondo Matteo”.
      Per quanto concerne la citazione del quarto uomo della FEFA mi pare di cogliere nelle sue parole un sottilissimo velo di ironia, ma, se così non fosse, durante la prossima visione del film le prometto che mi concentrerò maggiormente sulla prova attoriale da lei segnalata 😉
      Nel ringraziarla ancora per il suo contributo che senza ombra di dubbio alcuno ha impreziosito questo blog, le porgo i miei più affettuosi saluti! 🙂

      Rispondi

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