LA GRANDE BELLEZZA

LA_GRANDE_BELLEZZA

TITOLO: LA GRANDE BELLEZZA

GENERE: DRAMMATICO

RATING:  * * * +

TRAMA:

Trasferitosi a Roma all’età di 26 anni Jep Gambardella ha una grande ambizione: quella di diventare il re dei mondani. Giornalista di costume, opinionista, critico teatrale acuto e dalla lingua tagliente, dopo quarant’anni di partecipazione a tutti gli eventi e salotti capitolini Jep può veramente celebrare il suo sessantacinquesimo compleanno come il “re dei mondani” e per farlo dà unagrande festa nella sua splendida terrazza con vista sul colosseo invitando tutto il popolo notturno di Roma, un campionario umano kitsch e decadente che rappresenta la sua corte.

Jep in età giovanile ha scritto un romanzo di grande successo, “L’apparato umano”, ma da allora si è bloccato, troppo impegnato a vivere la notte presenziando feste, salotti radical-chic e pettegolezzi.

Subito dopo aver compiuto sessantacinque anni Jep si rende conto di appartenere ad un mondo in declino fatto da personaggi “sull’orlo della disperazione, ai quali non resta che farsi compagnia e prendersi un po’ in giro!“.

Disilluso, ironico, ha ormai capito che ha una età alla quale “non si può più perdere tempo a fare cose che non gli va di fare!”, il che ne fa un uomo lucido, disilluso ed autentico.

Durante uno dei suoi tanti pellegrinaggi notturni da vagabondo conosce Ramona, la figlia di un ricco proprietario di Night Club a luci rosse, che a quarantadue anni ancora si ostina a fare la spogliarellista sofisticata. Il livello culturale tra i due è abissale ma Jep rimane conquistato dall’autenticità della donna, che come lui ha vissuto intensamente e ha fatto delle scelte coraggiose senza mai scendere a compromessi con se stessa. Sarà l’inizio di una bella amicizia incurante dei pettegolezzi e delle critiche degli ambienti frequentati dai due; una amicizia consolatoria fatta di due consapevolezze che si fanno compagnia senza alcun bisogno di fare sesso (Jep: “È stato bello non fare l’amore…” – Ramona: “È stato bello volersi bene!”)

Tuttavia la prematura scomparsa della donna metterà Jep di fronte alla prospettiva di riprendere a scrivere e a ricercare la grande bellezza che forse aveva trovato nel suo amore giovanile con Elisa.

(Regia: Paolo Sorrentino – anno 2013)

COMMENTO:

Un film poetico, lirico, fatto di suggestioni piuttosto che di una storia precisa.

Splendida e con un suo ruolo da protagonista la colonna sonora che fa da sottofondo a tutto il film, come fosse la voce dell’anima della città eterna che canta a prescindere dalla vita e dalla morte delle persone che vi abitano. E’ una melodia piena di fascino  e mistero che può essere udita solo da pochi privilegiati mortali: i mondani, coloro che alla domanda “che lavoro fai?”, possono rispondere “Io sono ricca”. Un canto che ricorda quello antico e magico delle sirene di Ulisse, che fa da sottofondo alle anime dannate e condannate che vagano nelle notti romane alla ricerca di un senso, di qualcosa che colmi il loro vuoto esistenziale, mentre le persone comuni dormono.

Perfetto il modo con il quale Paolo Sorrentino celebra Jep Gambardella come il re dei mondani, l’onnipresente, colui che per quarant’anni non ha mai perso una festa od un evento della capitale, che conosce tutti e tutto, che ha accesso ad ogni palazzo e ad ogni angolo segreto della città, che ha l’autorità e l’autorevolezza per leggere la vita ad una pseudo intellettuale di partito mettendola di fronte alle proprie meschinità; colui che all’arrivo del mattino chiude ufficialmente le  notti di Roma passeggiando senza fretta tra i suoni e le immagini dei primi risvegli della città: qualcuno che corre per le vie deserte, un battello che risale solitario il Tevere, le suore degli istituti religiosi che giocano con i bambini.

E’ una dimensione parallela sconosciuta alle persone comuni che di giorno si devono arrabattare per vivere, fatta di salotti mondani frequentati da intellettuali, artisti, poeti, aspiranti scrittori teatrali, ex attrici fallite e cocainomani, ricchi ereditieri, nobili decaduti presi a nolo, editori nani, alti prelati che si trovano più a loro agio nel parlare di cucina piuttosto che di spiritualità, feste nelle terrazze e negli attici più esclusivi di Roma che ricordano i festini di villa Certosa o quelli popolati da politici laziali travestiti da maiali; un vero girone dantesco dove raffinatezza e kitsch si mescolano in un’orgia di spogliarelliste, mariti eccitati, cubiste, orchestrine messicane col sombrero, disco dance, i trenini delle feste “che non portano da nessuna parte”, in una apoteosi di vacuità che ricorda le atmosfere felliniane dei film I Vitelloni e La dolce vita.

Il confondersi ed il continuo mescolarsi di sacro e profano nella città eterna sono lo spaccato di una Italia in piena decadenza, invecchiata, volgare e corrotta; un paese in cui le navi da crociera naufragano ed il comandante scappa prima di mettere in salvo i propri passeggeri, il mondo spirituale cristiano vive e si fa forte della luce riflessa della “Santa”, i mafiosi sono coloro che sostengono l’economia  e persino i funerali sono l’occasione per una grande rappresentazione teatrale.

Ottimo lavoro di Paolo Sorrentino che tuttavia poteva chiudere il film almeno 30 minuti prima, conferendogli maggior leggerezza; il secondo tempo è invece ridondante e non necessario.

Straordinaria la prova di Toni Servillo che si rivela un grandissimo attore italiano ed una vera sorpresa l’ottima performance di Sabrina Ferilli nei panni di Ramona.

 

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4 pensieri su “LA GRANDE BELLEZZA

  1. Cristina

    Non dimenticare Romano uno scrittore-attore fallito (Carlo Verdone) altra figura “autentica” al quale infatti Jep si accompagna, perdutamente innamorato e non ricambiato, di una attricetta cocainomane e capricciosa! Ama Roma, la sua vita mondana e i suoi divertimenti, tanto da perdersi in essi al punto tale di decidere di lasciarsi tutto alle spalle e ritornare al suo paesello d’origine. E poi Ramona (Sabrina Ferilli), superlativa nella sua interpretazione (finalmente dopo pubblicità di divani e cinepanettoni, torna a farsi vedere per quello che è, cioè una brava attrice!!!!!) della spogliarellista attempata dallo sguardo triste e sofferente accompagnerà Jep per un breve tratto di strada. Dopo la sua scomparsa Jep ripenserà ad Elisa l’amore della sua giovinezza e ritroverà l’ispirazione per ritornare a scrivere. Con la consapevolezza che però, forse, è solo tutto un trucco.
    Secondo me, cercare di spiegare a cosa voglia mirare questo film è difficile e inutile. In effetti lo stesso protagonista parla di una realtà dove “il trenino non arriva e non parte”.
    Per me è quasi un capolavoro poetico, misterioso, affascinante, cinico, dannato, triste e vero, certo dipende tantissimo dalla sensibilità con cui lo si osserva…..
    Baci baci baci
    Cri 🙂

    Rispondi
  2. Gian Carlo

    Secondo me gli americani lo hanno votato perché gli piace e trovano corrispondente l’idea di una nazione senza più valori, disincantata e annoiata, abbruttita dopo secoli di bellezza, incafonita dopo millenni di cultura. È un film noioso e senza plot, dove Servillo recita una parte inconsueta rispetto ai suoi soliti personaggi: parla!

    Rispondi
    1. admin1962 Autore articolo

      Originale il tuo punto di vista … un po’ pessimistico forse, ma … calzante! 🙂
      Sono perfettamente d’accordo sull’idea di Italia rappresentata nel film, ma non sulla noia.
      Trovo che l’emozione evocata dall’opera sia esattamente la “bellezza” (come promesso dal titolo) e non penso sia corretto dire che non ci sia una trama, la trama c’è ma non è in prosa.
      Il linguaggio usato è quello poetico della suggestione e la trama è volutamente non definita e dettagliata ma abbozzata …
      Grazie Gian per il tuo prezioso parere, trovo sempre bello e costruttivo il confronto anche quando non si sta dalla stessa parte della barricata! 😉
      E’ sempre un piacere leggere i tuoi commenti
      A presto 🙂

      Rispondi

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