LA MIGLIORE OFFERTA

La_Migliore_OffertaTITOLO: LA MIGLIORE OFFERTA

GENERE: DRAMMATICO, THRILLER

RATING:  * * * *

TRAMA:

Virgil Oldman è un esperto d’arte e battitore d’aste apprezzato in tutto il mondo.

La sua vita trascorre perfetta, asettica, tra i raffinati ristoranti di nouvelle cuisine della città e gli antichi cimeli e dipinti di cui Oldman è un vero intenditore.

Misogino, nevrotico, solitario, Virgil custodisce un segreto: in un cavò blindato all’interno della sua casa, vive un rapporto d’amore platonico con tutte le donne rappresentate nei preziosissimi ritratti collezionati nel corso di una intera vita dedicata all’antiquariato ai massimi livelli, una sorta di vita sentimentale nascosta e ben protetta dal mondo reale.

Un giorno, la telefonata di una misteriosa ragazza sconvolgerà per sempre la sua vita.

La giovane e sconosciuta cliente vuole affidare a Oldman l’inventario e la vendita di tutti i pezzi di antiquariato contenuti in una antichissima villa di famiglia. I suoi snervanti e continui rinvii negli appuntamenti, il non mostrarsi mai in pubblico per un misterioso motivo, finiranno per incuriosire il vecchio antiquario che lentamente ma inesorabilmente ne sarà irrimediabilmente attratto …

(Regia: Giuseppe Tornatore – anno 2012)

COMMENTO:

Aprirsi alla vita per subito morire …

Le morti dei neonati e dei bambini piccoli, la loro fine prematura ha qualcosa di atroce e profondamente ingiusto. Che senso ha un difficile concepimento, una gravidanza travagliata, un parto liberatorio se poi sopraggiunge immediata la fine?

Dietro i modi affettati, maniacali e raffinati del film si cela un thriller pessimistico e drammatico.

Questa è la storia della verità che soccombe alla simulazione, della speranza che muore, la fine subito dopo l’inizio, un punto definitivo e atroce perché tra l’altro arriva al tramonto della vita, quando è evidente che non si avrà più alcun’altra chance.

Una esistenza fobica non contaminata dalle emozioni e dagli affetti, perfetta ma asettica, un modo di vivere evitando di sporcarsi con la vita; una casa esteticamente bellissima ma anonima ed impersonale come un albergo di lusso, dei pasti talmente raffinati e curati nell’aspetto da sembrare finti, persino il contatto fisico con il mondo esterno era accuratamente evitato da Virgil che usava sempre indossare dei guanti eleganti accuratamente scelti tra una vastissima collezione. Un mondo protetto, impeccabile ma artificiale, nel  quale Oldman si rifugiava al sicuro dai sentimenti.

Tuttavia questa fortezza dorata è stata costruita nel corso di una vita proprio per nascondere una grande vulnerabilità che dopo la capitolazione delle sue mura si paleserà in tutta la sua drammaticità.

Lo spettatore è condotto passo dopo passo a vivere le stesse emozioni e scoperte di Virgil Oldman: l’iniziale irritazione per la scostanza e volubilità di Claire, la misteriosa ragazza che usa ad arte la tecnica di un provetto pescatore che sa avvicinare l’esca alla sua preda quando questa si ritrae, per poi richiamarla quando essa si avvicina desiderosa di un assaggio; la sensazione nuova del desiderio che monta sino a travolgere la compostezza e le fisime che sino ad allora avevano governato la sua vita; l’aprirsi alla scoperta dei sentimenti; il profilarsi di una trappola mortale e senza scampo, una spirale ossessiva d’amore nella quale, assieme ad Oldman, cadranno inevitabilmente tutti gli spettatori.

Magistrale l’abilità con la quale Tornatore riesce a rappresentare la vertigine che si prova dopo una scoperta così sconvolgente; la sensazione fisica è così palpabile che realmente lo spettatore sprofonda nello stesso vortice di sconcerto, dolore, stordimento ed incredulità  provato dal vecchio battitore d’aste.

La fotografia, la pulizia, la sobria genialità della sceneggiatura, senza fronzoli o sbavature, è magistrale. La recitazione ed il volto di Geoffrey Rush nel ruolo di Virgil Oldman sono perfetti.

Intrigante la maestria con la quale il film lascia che sia lo spettatore a ricostruire tutti i tasselli della trama sino alla fine, quando Oldman, rientrando dalla sua ultima asta di Londra, troverà a casa sua il quadro realizzato dall’amico pittore Billy Whislter che rivelerà l’intera cornice dell’inganno, perché “tutto si può simulare: l’odio, l’amicizia, l’amore…”.

Palpabile, mortale, senza speranza il senso di solitudine che si avverte alla fine del film, concluso con la delicatezza di un grande maestro in un locale pieno di ingranaggi che ricordano l’automa che Vilrgil voleva restaurare e il diabolico meccanismo nel quale lui stesso è caduto.

Dopo una vita dedicata all’arte ed alla capacità di distinguere un falso da un pezzo autentico la fine del film è un perfetto cerchio che si chiude:  in quella mistificazione totale e senza scampo Oldman si aggrappa disperatamente all’unica nota vera dell’itero inganno, ovvero il nome del ristorante Night and Day di Praga di cui le parlava Claire, perché come ben insegnava lo stesso antiquario, “in ogni falso c’è sempre qualcosa di autentico”.

Un vero capolavoro: Tornatore con questo film si conferma un grande maestro dell’animo umano.

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