EDUCAZIONE SIBERIANA

educazione_siberianaTITOLO: EDUCAZIONE SIBERIANA

GENERE: DRAMMATICO

TRAMA:

In una città sovietica del sud, vengono deportati e relegati in una sorta di ghetto, i criminali appartenenti a diverse etnie.

Il clan dei siberiani è una comunità di criminali particolari, che fonde la fede cristiana con le crude necessità della sopravvivenza apprese da generazioni di uomini che hanno dovuto lottare contro un clima rigido e glaciale; Il risultato è un durissimo codice d’onore a suo modo solidale ed equo, che mira alla spartizione della refurtiva tra tutti gli appartenenti alla comunità e alla protezione dei più deboli, ma duro e spietato contro i profittatori della società, banchieri, usurai ed i loro cani da guardia poliziotti. Questo fa di loro una sorta di criminali “onesti”, un paradosso all’interno del quale sono allevati i loro bambini come Kolima e Gagarin, che vivono un’infanzia a loro modo spensierata, fatte di amicizia, cose semplici ed autentiche.

La loro vita sarà segnata dall’arrivo nel ghetto di “Fiume Basso”, di un medico e sua figlia Xenja, una ragazza ritardata mentale, ma del cui candore ed ingenuità infantile si innamora Kolima, che da allora la prenderà sotto la propria ala protettrice.

Ma nulla è eterno ed i cambiamenti causati dal crollo del muro di Berlino finiranno per travolgere anche quel luogo sperduto, portando i disvalori ed i rifiuti morali del mondo occidentale.

Quella corruzione ucciderà anche il cuore e la fragile mente di Xenja, e la vita di Kolima cambierà radicalmente….

(Regia: Gabriele  Salvatores – anno 2013)

RATING:  * * *

COMMENTO:

Un interessante occasione di confronto tra culture, valori di cui esse si fanno portatrici, codici istituzionali e non.

Per alcuni versi il film mi ha fatto ripensare agli ambienti criminali in cui crescono i bambini di Scampia ed il bellissimo film documentario Gomorra, oppure al codice barbaricino.

Alcuni codici comportamentali, nonostante si collochino al di fuori degli ordinamenti statali ufficiali, proprio perché espressione di comunità numericamente più piccole non devono scendere a compromessi con il senso di giustizia medio, riuscendo a cogliere sfumature morali più sottili.

Ciò è evidente, per es., nelle culture di comunità primitive piccole ed isolate come  quella aborigena o amazzonica o della Papuasia, la cui etica percepiva e recepiva il profondo rispetto per madre terra, dai cui frutti dipende il sostentamento degli uomini, mentre la dominante cultura consumistica del profitto non ha riportato tali sensibilità all’interno dei moderni ordinamenti giuridici.

Il fatto che alcune comunità siano portatrici di concetti del bene e del male differenti da quelli della maggioranza che si riconosce nelle istituzioni, non sempre significa che il loro codici comportamentali non contengano dei valori positivi, anche se estranei all’ordinamento giuridico statale.

Emblematiche alcune regole morali del clan dei siberiani che riconoscevano nei folli, i cosiddetti “venuti da Dio”, una condizione misteriosa da rispettare e proteggere. Terribile era considerato il crimine di chi infieriva su una venuta da Dio, e chi si macchiava di tale crimine meritava la morte!

Bellissimo il modo in cui Salvatores ha saputo coniugare innocenza, malattia e bellezza nel personaggio di Xenja, la cui dolcezza ed ingenuità da bambina nel corpo di donna è capace di far battere i cuori dei giovani Kolima e Gagarin.

Degno di rispetto il disprezzo per l’accumulo di più ricchezza e denaro di quanto occorra per la propria sopravvivenza “nessun uomo può possedere più di quanto il proprio cuore riesca ad amare”!

Così come rilevante all’interno del clan dei siberiani era la provenienza del denaro, che non doveva essere “sporca” come per es. quello che proveniva dallo spaccio di droga.

Molte delle loro leggi morali, la distinzione tra cosa è bene e cosa è male, spesso venivano dalla crudezza delle leggi della natura e della sopravvivenza, come la dura lezione sulla dignità che nonno Kuzja trasmette al piccolo Kolima sotto forma di una favola che parla di un branco di lupi; regole che fondendosi con la cultura cristiana, davano origine a codici a metà tra religione e paganesimo, sacro e profano, codici di cui gli anziani come nonno Kuzja erano i custodi e sacerdoti.

Uno dei regali che il film mi fatto è la riflessione sull’impossibilità per l’uomo di vivere senza un codice, una guida interiore o esterna, un ordine che dia un senso alla propria esistenza evitando di farlo deragliare… Perdere l’identità può far desiderare la morte!

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