11 SETTEMBRE 1683

11_settembre_1683TITOLO: 11 Settembre 1683

GENERE: STORICO

TRAMA:

11 Settembre 1689: un appuntamento con la storia, una data che pose  l’Europa intera di fronte ad un bivio che avrebbe potuto cambiare per sempre il suo destino.

Allettato dalle divisioni interne tra le monarchie europee, indebolite dalla guerra dei trent’anni che dilaniò quelle terre dal 1618 al 1648, il gran Visir Kara Mustafà decide che quello è il momento giusto per realizzare il più grande sogno mai accarezzato dal mondo musulmano: quello di sottomettere gli infedeli, invadere l’Europa attraverso Vienna ed arrivare sino a Roma per trasformare S. Pietro in una grande moschea.

Solo un uomo, un umile fraticello di Aviano, grande difensore della cristianità e consigliere dell’imperatore asburgico Leopoldo I, intuì il grande pericolo che stava per incombere sull’intero occidente, e si adoperò per organizzare le difese di quei valori, cultura e tradizioni, che ancora oggi caratterizzano il nostro mondo.

(Regia: Renzo  Martinelli – anno 2013)

RATING:  * *  +

COMMENTO:

Nooooo, come si può affidare un soggetto così intrigante alla cinematografia italiana?

Una storia come questa avrebbe meritato una ben altra realizzazione!

In mano degli americani sarebbe potuta essere un colossal, ma in mano alla tradizione cinematografica italica e alle sue scarse finanze, non poteva che venir fuori un’opera di questo livello, così povera e piatta da fa rimpiangere i vecchi film storici anni ’60 interpretati da Charlton Heston, dalle scenografie, costumi, comparse, ben misere ed ingenue rispetto ai colossal come Troy, Trecento, Il Gladiatore, Le Crociate, cui il pubblico moderno è abituato!

L’esiguità delle risorse finanziarie e la poca dimestichezza del cinema italiano con questo genere cinematografico è sin troppo evidente a partire da un casting pietoso che si regge esclusivamente sul grande F. Murray  Abraham (indimenticabile interprete del musicista italiano Antonio Salieri antagonista di W. A. Mozart in Amadeus); il resto sono solo attori e comparse da due soldi veramente poco credibili; per non parlare della scelta di Renzo Martinelli nell’affidare uno dei ruoli chiave delle strutture narrative, quello del cattivo, a Enrico  Lo Verso: la sua recitazione nei panni del gran Visir Karà Mustafà è penosa anche per un attore da fiction televisiva.

Pensate solo alla forza dirompente che la divisa degli “Ussari Alati” avrebbe potuto ispirare a registi del calibro di Wolfgang  Petersen o Ridley  Scott, costumisti come Bob  Ringwood o Janty  Yates, fotografi come Roger  Pratt o John  Mathieson  (non a caso la loro siluette è stata scelta come locandina del film)! La loro carica finale  avrebbe avuto un impatto emotivo ed epico da far venire la pelle d’oca a qualsiasi spettatore!

Invece nelle mani di Renzo Martinelli e del budget Fiat (uno degli sponsor più importanti), gli Ussari di Re Jan Sobieski III  ricordano più dei polli spennati che dei temibili cavalieri, e per provare qualche brivido si deve ricorrere a tutta la fantasia ed immaginazione richiesta agli spettatori dei vecchi film di “Ercole contro Maciste” degli anni ’70.

Bocciata la sceneggiatura, la produzione, il casting, la scenografia, e gli effetti speciali, possiamo invece salvare la citazione musicale di Ennio Morricone fatta dalla colonna sonora di Roberto Cacciapaglia, non male.

Distrutta la realizzazione tecnica, passiamo alla narrazione.

Al povero frate Marco D’Aviano vengono fatti fare più miracoli di quanti ne abbia fatti Gesù Cristo ed in certi passaggi, più che ad uno scontro di religioni, sembrava di assistere allo scontro tra i due stregoni delle parti avverse nel noto videogame WarCraft, che vede contrapporsi Orchi e Cavalieri; ci mancava soltanto che ogni tanto il fraticello cristiano ed il veggente musulmano lanciassero mazzine ai rispettivi nemici!

Raffinato in termini manipolativi e quasi subliminale il messaggio del film che vede nella religione cristiana una fede più umana e meno fanatica di quella musulmana, rasentando lo scontro ideologico, messaggio affidato per es. al raffronto tra il saluto che Karà Mustafà rivolge al figlio congedandosi: “Non piangere figlio, solo le donne e gli eunuchi piangono!”, e quello che il re polacco indirizza al figlio, poco più che bambino, prima della sua prima carica in battaglia “Hai paura? E’ da folli non aver paura prima di una battaglia”; oppure nella scelta radicale che il turco Abùl, sposato con una italiana, fa nel preferire la fede all’amore per sua moglie, pronunciando la tristissima frase: «Tra il mio cuore e la mia fede devo scegliere la mia fede: questo rende così diversi noi musulmani da voi cristiani». Un confronto così delicato avrebbe meritato un livello filosofico moto più elevato.

L’unico motivo del mio rating sufficiente è da ricercarsi nel coraggio di Renzo Martinelli per essersi cimentato in un film del genere, nel meccanismo di identificazione culturale che comunque scatta facendo parteggiare lo spettatore occidentale per i “buoni” malgrado tutti i limiti artistici sopra descritti, e aver ricordato la questione religiosa già sollevata in occasione dell’approvazione della costituzione europea: in quali valori, cultura e tradizioni si riconosce l’occidente?

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