RE DELLA TERRA SELVAGGIA

re_della_terra_selvaggiaTITOLO: RE DELLA TERRA SELVAGGIA

GENERE: DRAMMATICO

TRAMA:

Il film narra la storia di un gruppo di uomini e donne della Louisiana che vivono come selvaggi all’interno della “grande vasca”, una laguna paludosa soggetta a continue inondazioni; una tribù rimasta isolata all’interno della civiltà, come una comunità di indios amazzonici assediati dal progresso.

Una scelta di vita difficile, estrema, vista attraverso gli occhi e le possibilità di comprensione di una bambina di 9 anni, che porta a trasfigurare la realtà trasformandola in un mondo fantastico, a volte magico e popolato da paurose creature: gli Aurochs.

(Regia: Benh  Zeitlin – anno 2013)

RATING:  * * +

COMMENTO:

Il soggetto non incontra i miei gusti ed emozioni, ma è indiscutibilmente originale.

Splendida l’espressività della piccolissima Quvenzhané  Wallis, che a soli sei anni interpreta Hushpuppy con la grinta di una grande attrice.

Lucy  Alibar (sceneggiatore) e Benh  Zeitlin (Regista e co-sceneggiatore) non fanno mancare nulla alla loro metafora primitiva, ci sono persino i rituali di iniziazione dei giovanissimi membri che sono incitati dal clan a spezzare con le mani la preda di cui si nutriranno.

Il loro modo di vivere ci ricorda quanto lontani e staccati siamo dalla natura e dalle sue leggi, protetti da mille sovrastrutture che ci fanno sentire al sicuro ma che di contro ci impediscono di sentire il battito del cuore dell’universo e della vita che vi pulsa dentro.

Wink, esattamente come farebbe un animale predatore, insegna al suo cucciolo l’arte della sopravvivenza e la conoscenza antica, primitiva, che rendeva gli uomini consapevoli di essere collegati al tutto.

Liberi come gli animali selvaggi, gli occhi di Hushpuppy imparano giorno dopo giorno a vedere la realtà, cruda ma vera, nel suo nascere, lottare e morire.

Ottima la scelta della colonna sonora che fa da sottofondo all’intero film, una musica che aiuta lo spettatore a sentire le forze che spronano Hushpuppy a combattere come un guerriero senza mai mollare, perché “non si piange, niente lacrime nella grande vasca”!

Il finale segna la vittoria del vecchio capo tribù al quale, prima di morire, è concesso il premio di vedere il frutto di tutti i suoi sforzi ed insegnamenti: il suo cucciolo ha domato le proprie paure, le guarda dritto negli occhi ed  è pronto ad affrontare la vita.

Interessante notare come nelle comunità primitive il lutto venisse affrontato ed elaborato molto meglio che nelle comunità civilizzate, dove la morte è un tabù da negare: infatti sarà proprio la piccola Hushpuppy ad accendere la pira che restituirà il proprio padre, colui che le ha dato origine, all’universo.

Lo spirito del racconto ricorda quello dei primi coloni americani, uomini ribelli, liberi, pronti a lottare contro ogni avversità naturale per affermare il proprio diritto a vivere in quella terra. Uomini allergici alle regole e convenzioni civili, allora rappresentate dal vecchio continente europeo; uomini e donne che rivendicano il diritto di vivere in quelle terre come gli pare e piace, dove la scuola dei bambini è una sorta di erboristeria, la maestra una donna a metà tra il medico e lo shamano, e le lezioni, anziché essere scritte sulla lavagna, sono tatuate sulla sua coscia.

Forse un tale spirito potrebbe esaltare alcune comunità di Rom, ma a mio parere si tratta di una mentalità troppo estranea e lontana dalla nostra perché possa scattare il meccanismo di identificazione; il risultato pertanto è un’ottima storia ma senza pathos, un film che non emoziona nonostante l’indiscussa bravura della piccola protagonista.

Questa la prima impressione.

Se invece si volesse scavare a caccia di qualche altra chiave di lettura, la riflessione potrebbe essere una lezione di “grande dignità”!

In fondo chi erano i componenti di quella piccola comunità? Cosa sarebbero stati quegli uomini e donne se avessero deciso di abbandonare la palude per andare a vivere nella metropoli oltre il muro?

Al di fuori della “grande vasca” sarebbero stati semplicemente dei barboni che avrebbero dormito nei cartoni sotto i ponti o nei vicoli più reietti; persone invisibili che per nutrirsi avrebbero dovuto frugare nei cassonetti dell’immondezza od umiliarsi a chiedere ed affidarsi all’elemosina.

Nella Buthtube la vita è dura e soggetta alle stesse leggi di sopravvivenza di un qualsiasi altro animale, ma i suoi abitanti conservano la propria dignità, rimangono uomini che vivono di quello che offre loro la natura,  gli abbondanti frutti della palude: pesci, gamberi, granchi, crostacei; cacciano ed allevano, coltivavano persino.

E’ meglio tendere la mano per chiedere l’elemosina, rovistare nei cassonetti o infilare le braccia nell’acqua ed afferrare a mani nude un “pesce gatto”?

Da questo punto di vista le cose cambiano e anche un luogo come “la grande vasca” può essere vista come “il miglior posto al mondo” dal quale compatire la modernità, le periferie e le ciminiere delle città, dove vivono “poppanti che hanno paura dell’acqua”, che non sanno nulla di come si sopravvive in natura.

Di fronte a tanto coraggio non ci si può che inchinare!

PS: avete notato che tutti i piccoli della comunità erano bambine?

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