VITA DI PI

vita_di_piTITOLO: LA VITA DI PI

GENERE: DRAMMATICO, AVVENTURA

TRAMA:

Pi Patel, un ragazzino indiano dal nome buffo che gli procurerà non pochi problemi a scuola, è un bambino curioso ed intelligente che non perde occasione per abbeverarsi alle ricche fonti della spiritualità indiana solo apparentemente in contrapposizione tra loro.

La sua famiglia vive grazie agli introiti del loro bellissimo zoo a Pondicherry, dove il bambino trascorre la sua infanzia, a metà tra sogno e realtà, a contatto con dei bellissimi animali.

Ma arriva un giorno fatidico che stravolgerà per sempre la sua vita.

I genitori si rendono infatti conto che lo zoo non ha futuro in India e per il bene dei loro figli decidono di trasferirsi con tutti gli animali in Canada per ricominciare tutto da capo. Ma durante il lungo viaggio la nave mercantile dove l’intera famiglia e gli animali dello zoo sono imbarcati, affonda travolta da una tempesta terrificante.

Il giovane Pi si ritroverà unico superstite a bordo di una scialuppa di salvataggio, sperduto nelle vastità oceaniche, in compagnia di Richard Parker, una feroce tigre del Bengala con la quale dovrà imparare a convivere.

(Regia: Ang  Lee – anno 2012)

RATING: * * *

COMMENTO:

Se pensate che sia un film di Natale stile Libro della Giungla della Disney, o qualche romantica storia di amicizia tra un ragazzino ed una tigre secondo lo stile avventuroso di Emilio Salgari, scordatevelo!

Si tratta di un’opera veramente raffinata con due diversi livelli di lettura; il secondo livello è una storia cruenta e di orrore, ma narrata in chiave fantastica e poetica talmente difficile da decriptare che è possibile spacciarla anche per un romanzo per ragazzi.

Più che un film è una vera e propria seduta psicanalitica, dove realtà e simbolismi si confondono, lasciando allo spettatore l’interpretazione della verità secondo il proprio schema mentale, un po’ come le parole crociate a schema libero.

Potrete semplicemente godere di un’avventura incredibile, puro frutto della fantasia o sarete coinvolti nella ricerca dei vostri significati più profondi.

Indovinate cosa ho fatto io? … Esatto, ho scelto di scervellarmi e mi sono sdraiato sul lettino dello psicanalista!

La chiave per accedere al secondo livello di lettura è tutta nella seconda versione del racconto che Pi Patel fa ai due ispettori giapponesi andati appositamente in ospedale per interrogarlo e cercare di capire come mai la nave fosse affondata.

Dopo averci fatto sognare, patire ed emozionarci con il primo racconto dell’accaduto, Pi tra le lacrime pone in dubbio la prima versione dei fatti fornendo una storia più plausibile della prima, ma talmente cruda e violenta da essere intollerabile per la sua mente.

Tutto il film in realtà è la narrazione di una rimozione e della trasformazione della verità in una storia che fosse accettabile, presentabile o perlomeno sopportabile alla coscienza.

La vita di Pi, la sua famiglia, la sua educazione, in altre parole la sua cultura indiana, vegetariana, era così sensibile e spirituale da rendere intollerabile per il suo cervello la consapevolezza degli accadimenti reali, così il suo inconscio ha creato uno schermo protettivo, funzionale per il proprio equilibrio mentale e straordinario dal punto di vista poetico narrativo.

Per effetto di questa magia psichica la figura del cuoco disumano, il marinaio buddista sorridente, e la madre diventano gli animali che popolavano lo zoo di Pi, mentre le sue pulsioni più basse e primitive, quelle che albergano ben nascoste in ciascuno di noi, quelle legate agli istinti più elementari per la nostra sopravvivenza biologica, come l’aggressività, la brutalità, la furia omicida, si trasformano in una feroce tigre del Bengala (Richard Parker).

Significativo infatti il fatto che Richard Parker, quando Pi finalmente raggiunge la terraferma, non si sia neanche girata a guardarlo per un ultimo saluto e si sia infilata nel buio della foresta: una volta in salvo quegli istinti rappresentati dalla tigre non servivano più e sono stati prontamente inghiottiti e nascosti nella parte più recondita dell’inconscio.

Il cervello è una scatola magica capace delle più grandi mistificazioni e travestimenti!

Il Pi adulto ha ormai ben capito ed elaborato la verità nel corso della sua vita, ma nella sua ricerca spirituale ha anche capito che Dio lo aveva perdonato e dato una seconda possibilità, una seconda vita, con una moglie e dei figli. Per questo quando chiede al giornalista quale tra le due sia la storia che preferisce e lui risponde:”La prima, quella della tigre …”, Pi Patel lo ringrazia ed aggiunge:”Anche a Dio è piaciuta di più la prima!”.

Ultima considerazione, per non togliervi il gusto di altre riflessioni più approfondite, è il significato dell’isola carnivora che ha dato riposo e ristoro a Pi anche se per poco, ma dalla quale Pi è voluto andar via: l’isola era l’oblio, la tentazione di rimanere per sempre nella mistificazione della realtà, il cui prezzo però è la vita stessa. I resti umani da lui scoperti all’interno della pianta testimoniavano che chiunque si fosse abbandonato all’oblio sarebbe morto spiritualmente.  Per questo motivo Pi ha preferito riprendere il suo viaggio, per poter evolvere.

Tutti i mostri ed i fantasmi che albergano dentro ognuno di noi si celano nel subconscio, del quale non abbiamo il controllo, ed emergono in automatico evocati dalle situazioni ambientali che di volta in volta ci troviamo a vivere.

Della loro esistenza possiamo prendere coscienza solo dopo che si sono manifestati all’esterno.

Nella vita di ciascuno di noi si può scegliere di accettare queste reazioni automatiche e vivere la frustrazione e l’infelicità dei nostri fallimenti che si ripetono come in un loop (si commettono sempre gli stessi errori, ci si lega sempre ad un partner sbagliato, si reagisce alle difficoltà sempre allo stesso modo, ecc.), oppure si può scegliere di lottare come ha fatto Pi Patel.

All’inizio la lotta è dura ed impari. Perseverando però si iniziano ad intravedere modalità di risposta agli eventi diverse da quelle automatiche, si scoprono doti personali che consentono di gestire questa aspra lotta in maniera sempre più proficua ed intelligente.

Alti e bassi, progressioni e regressioni, sono caratteristiche tipiche di questo percorso evolutivo, ma una volta intrapresa la strada non si può più tornare indietro poiché una volta cresciuti dal punto di vista evolutivo, una volta raggiunta una nuova consapevolezza è impossibile prendere in giro se stessi.

I momenti più duri, quelli di sfinimento, sono quelli allenanti (esattamente come nello sport), cioè quelli che ci permettono di migliorare le nostre prestazioni e crescere.

Questi mostri, istinti, pulsioni, sono dentro ogni uomo e soltanto guardandoli negli occhi, soltanto conciliandoci con la tigre al punto di poterla “accarezzare” ed accettare siamo pronti a superarli,  e allora lei se ne andrà senza più girarsi, poiché il suo scopo si è concluso, finalmente siamo cresciuti, ne abbiamo fatto esperienza e possiamo dire di “saperne più degli altri”, condizione necessaria per poter aiutare il prossimo a capire attraverso la nostra storia!

(Ringrazio per la collaborazione nella stesura della parte finale dedicata all’evoluzione personale e spirituale, la mia cara amica Fabrizia G.)

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