LO HOBBIT – UN VIAGGIO INASPETTATO

lo_hobbit_un_viaggio_inaspettatoTITOLO: LO HOBBIT – Un viaggio inaspettato

GENERE: FANTASY

TRAMA:

La tranquilla e pacifica vita di Bilbo Baggins, della contea degli Hobbit (e la sua ricca dispensa), sta per essere messa a soqquadro dal’arrivo di Gandalf il Grigio. Il vecchio mago è infatti andato a cercarlo per proporgli un’avventura tanto accattivante quanto audace: aiutare il popolo dei nani, capeggiati dal principe Thorin Scudodiquercia, a riconquistare la loro terra ed il loro mitico regno di Erebor, caduto sotto il dominio del terribile drago Smaug!

Sarà un viaggio pieno di avventure e terribili pericoli: Troll, Orchi, Goblin, Elfi ed altre creature magiche metteranno a durissima prova quegli uomini coraggiosi e daranno inizio ad una storia che andrà ben oltre ogni aspettativa!

(Regia: Peter Jackson – anno 2012)

RATING: * *

COMMENTO:

Dopo la magistrale rappresentazione della trilogia del Signore degli anelli, un Peter Jackson irriconoscibile: la realizzazione del prima puntata del prequel è improponibile se paragonato con la grandezza delle opere precedenti!

Poiché non discuto la bravura già ampiamente dimostrata dal trio regia-sceneggiatura Peter  Jackson, Fran  Walsh e Philippa  Boyens, non mi resta che imputare questo evidente crollo di tensione emotiva con la scelta (commerciale?) di invertire cronologicamente la trasposizione cinematografica dei romanzi di J. R. Tolkien.

The Hobbit, scritto nel 1937,  non solo è il primo romanzo sulla Terra di Mezzo di Tolkien,  ma nella sua mente è un’opera destinata ai bambini, mentre la saga The Lord of the Rings scritta nel 1954 (ben diciassette anni più tardi), diverrà un’opera destinata a tutt’altro pubblico, decisamente più adulto; l’immaturità del primo romanzo finisce pertanto per pesare e penalizzare anche la sua rappresentazione cinematografica.

Il pubblico non avrebbe risentito della differenza di spessore se i romanzi di Tolkien fossero stati messi in scena secondo la giusta cronologia e maturità dell’autore. Se si parte dal pezzo forte, dal cavallo  di battaglia, è chiaro che tutto ciò che viene dopo, a confronto, non potrà che sfigurare. L’effetto è pertanto inevitabilmente stridente.

La caratterizzazione dei personaggi tarda a delinearsi: Gandalf all’inizio della storia ha lo stesso carisma di Mago Zurlì! Il vecchio stregone viene infatti rappresentato come un ciarlatano che intrattiene la gente  con i fuochi d’artificio nelle sagre paesane. Si dovrà attendere tutto il primo tempo perché il personaggio inizi a prendere spessore ed assumere quelle autorevoli caratteristiche di saggezza e poteri magici che lo contraddistingueranno nella bellissima trilogia del Signore degli Anelli.

Ma il vero peccato mortale del film è rappresentato dall’emozione che non decolla: le scene che dovrebbero essere buffe non fanno ridere, quelle che dovrebbero spaventare non fanno paura e quelle che dovrebbero commuovere non commuovono; per la definizione stessa di cinema come la macchina dei sogni questo costituisce un vero fallimento!

Il meccanismo di identificazione, il coinvolgimento emotivo, non scatta, o è così blando che lo spettatore riesce a conservare quel distacco e quel lucido spirito critico letali per la magia di qualsiasi opera, consentendogli di fare considerazioni poco lusinghiere su tante scene del film, come la trovata delle “pigne molotov”, o il corpo infrangibile del re dei nani Thorin che dopo essere stato masticato dai mannari si riprende senza neanche una costola rotta, o le cadute stile “cartone animato” dei nostri eroi quando stanno scappando dal regno sotterraneo dei Goblin, o le strane oscillazioni della figura di Gandalf che da vecchio mago si trasforma in un guerriero a metà tra il samurai e il ninja; anche la contea degli Hobbit più che un luogo incantato ricorda il paesaggio dei Teletubbies!

Insomma, dopo averci viziato con un’opera di tutt’altro livello come il Signore degli Anelli, questo prequel proprio non funziona, malgrado l’abbondare di effetti speciali e il 3D (in questo caso superfluo).

Fastidiose anche le scene artificiosamente protratte per allungare il brodo e trasformare The Hobbit in un prequel di tre puntate. Evidente l’uso in tal senso di uno dei personaggi più carismatici della storia di Tolkien: la comparsa di Gollum viene infatti annacquata oltremodo per riempire circa dieci-quindici minuti di riprese.

Più volte mi sono annoiato …  sembra un film emblematico della crisi economica internazionale, realizzato con gli scarti e i costumi avanzati dalla vera opera d’arte che è stata la trilogia del Signore degli anelli … peccato.

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