SANCTUM

sanctumTITOLO: SANCTUM

GENERE: AVVENTURA, DRAMMATICO

TRAMA:

Un gruppo di esploratori guidati da Frank McGuire, vero veterano della speleologia subacquea, sta’ affrontando una delle sue  imprese più esaltanti e pericolose, l’esplorazione della madre di tutte le grotte: Esa-ala l’enorme buco situata in mezzo alla foresta in Nuova Guinea.

Raggiungeranno il gruppo di professionisti anche il figlio di Frank, Josh McGuire ed il finanziatore della spedizione Carl accompagnato dalla sua coraggiosa fidanzata Victoria.

Josh è in aperto conflitto adolescenziale con il padre, che lo coinvolge in tutte le sue avventure delle quali non capisce il senso.

Ma il mix di emozioni e dinamiche umane verrà travolto da qualcosa di molto più grave e pressante: la sopravvivenza!

Un’improvvisa tempesta tropicale investe infatti il mastodontico sistema di cunicoli e grotte, riversandovi dentro tonnellate d’acqua e intrappolando la spedizione al suo interno.

L’unica via di scampo sarà quella di cercare uno sbocco sotterraneo che conduca all’oceano.

(Regia: Alister  Grierson – anno 2011)

RATING: * * * +

COMMENTO:

Questa volta sconsiglierei il film ai minori di 14 anni!

Alla fine della visione avevo un attacco d’asma vero, sentivo i bronchi tutti indolenziti per lo spasmo come se avessero disperatamente cercato aria e ho acceso tutte le luci della casa a palla per “uscire mentalmente da quella grotta maledetta”!

I due giorni successivi sono stati contrassegnati da una sensazione di nausea latente: potenza delle suggestioni evocate!!!

Le immagini spettacolari ti conducono dentro una natura maestosa ed incontrollabile che ti fa sentire un granello di nulla nella melma!

Un film molto crudo che mostra i limiti degli uomini, la loro differente resistenza agli stress estremi, l’istinto animale della sopravvivenza che alberga in ciascun individuo, ma anche l’altruismo ed il sacrificio della propria vita per gli altri; insomma tutte le passioni, le pulsioni, gli istinti, luminosi ed oscuri che si celano dentro ognuno di noi.

Fa riflettere constatare come certe esperienze siano talmente dolorose da trasformare la morte in “sorella morte“, un evento pietoso e desiderato!

Questo film ha aggiunto un tassello nella mia comprensione di quegli uomini che dedicano la vita a questo genere di imprese estreme: sono uomini che si collocano al di la della normale chimica cerebrale, dove per “normale” si intende la chimica dell’uomo medio, del “constans homo”.

A colpo d’occhio sembrerebbero dei disadattati sociali, ma ad un’analisi più approfondita capisco l’angoscia che li porta a correre e scappare come animali pazzi da un ambiente nel quale non si riconoscono.

Anime in pena che non appartengono a questo mondo, figli che cercano la propria genitura, un luogo dove poter esistere, vivere, pregare, un luogo dove trovare un senso e magari pace.

Strani eroi che paradossalmente invidiano chi riesce a trascorrere la propria esistenza nella quotidianità di cose semplici come fare la spesa, pagare un mutuo, formare una famiglia, leggere ed entusiasmarsi per una partita di calcio o una fiction televisiva.

Anime messe fuori gioco da una sensibilità speciale che le ha condannate al bisogno di volare come gli uccelli, addentrarsi nel ventre buio e liquido della terra come fosse quello della madre, raggiungere il cielo arrampicandosi sulle protuberanze della crosta terrestre più alte, ascoltare il proprio cuore battere con lo stesso ritmo dell’universo!

Degna di nota l’immagine finale di quella lucina che brilla dentro il dente di facocero trasformato in torcia da Frank e che il figlio Josh detestava: quante volte abbiamo odiato i nostri padri, inconsapevoli prigionieri di quel crudele meccanismo che ci vuole emancipare?

Quante volte abbiamo ucciso i nostri padri perché potesse nascere il nostro io, la nostra identità?

E quante volte dopo questa inevitabile ribellione ci siamo voltati indietro per ringraziare quelle loro lucine che forse troppo tardi abbiamo capito essere dei doni inestimabili, dei lumini che volevano solo guidarci per cercare di evitarci qualche dolore di troppo …

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