SKYFALL

skyfallTITOLO: SKYFALL

GENERE: AZIONE, SPIONAGGIO

TRAMA:

Turchia, Istanbul: un inseguimento mozzafiato senza esclusione di colpi tra un killer spietato, che è riuscito ad impadronirsi del drive contenente la lista di tutti gli agenti NATO infiltrati in giro per il mondo, ed il mitico James Bond.

Ma qualcosa va storto e James viene colpito a morte.

Intanto a Londra lo stesso quartiere generale dei servizi segreti britannici l’MI6 viene colpito al cuore da un attentato dinamitardo. Il nemico è entrato dentro casa!

La sicurezza nazionale e del mondo intero è in serio pericolo. Ma questa volta la minaccia è molto più subdola perché fluida, inafferrabile, invisibile e corre sui fili dei computer.

La cosa più incredibile è che non si tratta di una minaccia esterna ma di un fantasma che è stato allattato ed allevato dallo stresso MI6 . . .

(Regia: Sam  Mendes – anno 2012)

RATING: * * *

COMMENTO:

Vincendo la mia istintiva diffidenza e repulsione per un pirla che si presenta dicendo: “Salve il mio nome è Bond, l’agente segreto James Bond!”, alla fine ho ceduto e l’ultimo giorno di programmazione del film nelle sale cinematografiche, sono andato a vedere Skyfall dell’era Daniel Craig.

A parte la solita pecca di uomini infrangibili che combattono con l’agilità di un lemure anche se colpiti da una pallottola all’uranio impoverito e che al posto dei polmoni hanno le branchie, il film funziona.

Devo ammettere che la scelta di Daniel Craig per impersonare l’agente britannico più famoso del mondo, è riuscita a rivitalizzare il leggendario ma ormai vetusto agente 007, ridandogli nuova linfa e credibilità.

Almeno in età matura, dopo le esuberanze adolescenziali del primo Bond, Interessante il disvelamento della natura psicologica della relazione tra il glaciale capo dell’MI6 e il suo agente preferito, che alla fine della storia si rivela essere un po’ quella tra una madre severa ed un figlio ubbidiente e leale.

Splendida la caratterizzazione dell’eroe negativo, Raoul Silva, il cattivone di turno: veramente arguto, intelligente, a modo suo simpatico e con un umorismo sottile. Un uomo che è il risultato di un grande tradimento figlio della logica “sacrificarne uno per salvarne due, tre, dieci, cento..”, ma che a tale cinico ragionamento si ribella. Un grido di dolore che reclama il valore unico e irripetibile di ogni singolo individuo e che a tale logica si rivolta chiedendo vendetta.

Devo ammettere che il film è stato gradevole proprio perché spesso mi sono trovato a parteggiare per lui.

Degna di nota la continuità nella scelta della colonna sonora ed immagini di overture dei film che hanno caratterizzato tutti gli episodi della lunghissima saga di James Bond: tradizione pienamente rispettata anche questa volta con una sigla veramente kitsch stile anni ’70.

Ovviamente non posso esimermi da qualche critica un po’ più acidina, a partire dalla scelta di far apparire tutti gli agenti segreti dell’MI6 degli autentici giggioni, a partire dalla guardia del corpo di “M” che sembrava più un maggiordomo che un temibile agente operativo, tutto per mettere in risalto l’eroe protagonista.

Per non parlare di quell’esercito di comparse che affianca il cattivone di turno nelle azioni più adrenaliniche della storia: all’inizio di qualsiasi scena d’azione li riconosco subito ed il mio sguardo gravido di pietà non può che andare a loro, vera e propria carne da macello da sacrificare sul set per le esigenze di copione; una malloppa di carne, dei fantocci, il cui unico scopo è quello di dare la possibilità all’eroe di esibire tutti i suoi talenti e modi raffinati per buttarli giù come birilli.

E’ incredibile, malgrado tutto la magia del film ha funzionato alla perfezione!

Alla fine della proiezione sono uscito dalla sala cinematografica che mi sentivo veramente James Bond: camminavo circospetto strisciando lungo i muri e ho attraversato l’atrio del cinema avanzando, ventre a terra, con il famoso “passo del giaguaro” … diavolo di un James!

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