E SE VIVESSIMO TUTTI INSIEME?

e_se_vivessimo_tutti_insiemeTITOLO: E SE VIVESSIMO TUTTI INSIEME?

GENERE: DRAMMATICO

TRAMA:

Jean e Annie, Albert e Jeanne assieme al loro inseparabile Claude sono un gruppo di vecchi ed affiatati amici, ormai alle prese con i crudeli morsi della vecchiaia.

Ognuno ha il proprio carattere e temperamento: Jean è un vecchio comunista sempre in prima fila nelle lotte sociali dalla parte dei più deboli. Sua moglie Annie è una psicologa in pensione che sa bene quali argomenti usare per appianare i frequenti diverbi con suo marito.

Albert lotta con i segni sempre più evidenti dell’alzheimer annotando ogni cosa nel suo diario; unica gioia e passatempo giornaliero, portare a spasso il loro grande cane.

Jeanne, la sua compagna, è la più lucida e forte di tutta la compagnia ma sta lottando contro un tumore e teme per la sorte del suo compagno se dovesse morire.

Claude è l’impenitente scapolone del gruppo perennemente innamorato dell’amore e delle belle donne; ex fotografo, passa il suo tempo a scattare foto alle prostitute con la quale passa il suo tempo libero, immortalando, a modo suo, la bellezza della giovinezza femminile.

Ma un serio attacco cardiaco di Claude e la prospettiva che finisca la sua vita dentro un ospizio che ricorda un lager, fa si che Jean si ribelli a quell’orribile destino. Così, durante una visita all’ospizio dove Claude è ricoverato, con la complicità degli amici lo rapisce per portarlo nella loro grande casa con giardino.

Il dado è tratto, la decisione è presa, malgrado le inevitabili difficoltà e differenze, tutti e cinque andranno a vivere assieme a casa di Jean e Annie dove aspetteranno insieme la loro fine con dignità.

Niente avviene per caso e fortuna vuole che con loro vada a vivere anche il giovane etnologo Dirk, impegnato nella stesura della sua tesi di laurea sugli anziani. Sarà lui infine a prendersi cura di loro, dai quali tuttavia apprenderà qualcosa di molto più prezioso di una semplice tesi di laurea ..

(Regia: Stéphane  Robelin – anno 2012)

RATING: * * *

COMMENTO:

Ancora una volta il tema della vecchiaia … un tema sempre più ricorrente in un continente, come l’Europa, ogni giorno più anziano. Ancora una volta la delicatissima e nel contempo drammatica presa di coscienza di non essere immortali.

E’ doloroso e nello stesso tempo affascinante osservare l’animo umano che si pone di fronte alla realtà di avere una fine.

E’ un momento doloroso perché senti il limite nella carne, senti l’imminente separazione dagli affetti e ti si pone di fronte l’ignoto.

Tuttavia è anche un momento affascinante, quello della saggezza: inizi a tirare le somme e capisci tante cose … come il fatto che non sempre è bene ricordare, a volte è meglio strappare qualche brutta pagina della nostra vita.

Ancora una volta la conferma, come se ce ne fosse bisogno, che La realtà è sempre duplice: ciò che da un lato può sembrare una iattura come l’alzheimer, per altri versi è la fortuna che ti fa per esempio dimenticare che la tua compagna non c’è più.

Consolante il messaggio di speranza sul valore dell’amicizia. Questa forma d’amore attraversa delle fasi ben precise nel corso della vita: all’inizio è dirompente ed impetuoso come un veliero spinto dai venti dell’ardore e dei sogni giovanili. E’ un amore carico di promesse e di eternità.

Poi lentamente si diventa adulti e la durezza della vita sembra spegnerlo o comunque ridimensionarlo drasticamente; ma è solo la crudezza della lotta quotidiana che ti tiene lontano da lui, come un guerriero impegnato nella mischia di una battaglia non ha il tempo di guardare i propri compagni; la famiglia, il lavoro, i figli da crescere, i genitori che invecchiano, sono le cortine che nascondono alla vista l’amicizia, ma quando la notte non vedi il sole questo non significa che esso non ci sia più; è solo un’illusione e al chiudersi del ciclo centrale dell’esistenza, quello più duro, ricomincia a fare capolino.

L’uscita dal ciclo produttivo, i figli che lasciano il nido per volare liberi nel mondo, i tuoi cari che hai accompagnato sino al termine del loro viaggio, sono l’alba di un nuovo giorno dove all’orizzonte di nuovo puoi scorgere il sole dell’amicizia che sembrava andato via per sempre celato dalla notte.

Commovente il finale dove tutti gli amici, senza un apparente motivo, hanno cominciato a chiamare Jeanne assieme ad Albert che la cercava, per rispetto, per non farlo apparire stupido o patetico, un bellissimo esempio d’amore molto sottile che mi ha fatto comprendere meglio il significato della pietà.

Bellissimo il dono che Jeanne lascia a Dirk dopo la sua morte: durante le proprie passeggiate e confidenze aveva infatti capito tutto della sua vita sentimentale e di quanto l’inesperienza giovanile spesso si perda nelle strade della pseudosaggezza che ti fa credere che “non si possa impostare la vita su un paio di tette”.

Forse, l’esperienza di un’intera esistenza, ci fa rendere conto che non sempre tutto è logico o saggio e che a volte la pancia prende per noi  le decisioni migliori.

Un altro passaggio molto delicato è la grande verità rimossa dal pudore o forse meglio dire puritanesimo, che ha trasformato la vita sessuale dei vecchi in tabù; la verità è che “noi vecchi non siamo Angeli Anche noi abbiamo le nostre fantasie e perché no, la nostra vita sessuale”!

Saliente da questo punto di vista l’episodio in cui Claude prega Dirk di procurargli del viagra e quando il giovane si mostra reticente perché preoccupato per il suo cuore il vecchio amatore va su tutte le furie:”Non me ne frega un cazzo del cuore!”, una esclamazione che urla la priorità della qualità della vita a dispetto della sua durata (con buona pace del Vaticano più ipocrita e becero).

Tristissima l’impotenza e l’impreparazione dei figli nel capire ed affrontare la fine dei propri genitori; figli che si auto-convincono che la cosa migliore da fare per i loro vecchi sia quella di affidarli a qualche ospizio, un posto addirittura ambito ottenuto a costo di grandi favori e cortesie da parte di qualche amico influente!

Dei veri e propri lager dal punto di vista di una fine dignitosa della propria esistenza.

Interessante come le passioni e i sentimenti umani rimangano vivi ma assumano una rilevanza differente: che senso ha uccidere per un tradimento quando l’omicidio lo sta’ già compiendo il semplice trascorrere del tempo?

Illuminante l’iniziale difficoltà di comunicazione tra il giovane Dirk, che praticamente si è appena affacciato alla vita, e la vecchia Jane. Il problema non è l’età in se ma il gioco di ruolo che essa fa scattare: Dirk non riusciva a parlare liberamente di sesso come avrebbe fatto tranquillamente con una sua coetanea perché in Jane vedeva una nonna o una madre, ruoli che innalzano un muro invalicabile e che svelano il mistero di così tanta difficoltà nella comunicazione autentica all’interno delle famiglie; volenti o nolenti siamo tutti vittime dei rispettivi ruoli … peccato!

Ultimo per menzione ma non per importanza, il casting: ancora splendide le vecchie signore del cinema Geraldine  Chaplin (Annie) e  Jane  Fonda (Jeanne).

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