HAPPY FAMILY

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GENERE:  COMMEDIA

TRAMA:

Ezio si è lascito da poco con la fidanzata, fa lo scrittore e decide di buttare giù una storia.

Ma appena inizia a scrivere i suoi personaggi compaiono come per incanto e dal computer iniziano a popolare non solo il suo loft, ma anche e soprattutto la sua vita.

Ezio viene così catapultato e coinvolto nella storia di due strampalate famiglie che prendono forma dal suo stesso racconto ….

(Regia: Gabriele Salvatores – anno 2010)

RATING:  0

COMMENTO:

Un esperimento? No, troppo banale per essere definito sperimentale.

Il tentativo di rappresentare il rapporto surreale tra autore e personaggi, tra realtà e finzione? Allora siamo di fronte ad una indegna copia dei “Sei personaggi in cerca di autore” di Luigi Pirandello, quando su un palcoscenico si presentano al capocomico, che sta dirigendo una prova, i componenti di una strana famiglia: i personaggi che il loro autore abbandonò dopo averli creati e che cercano ora qualcuno che voglia realizzare il loro dramma rimasto inespresso.

Se così fosse il risultato è un “pasticcio” nel senso letterale del termine: “pietanza composta di vari ingredienti;  lavoro disordinato, male eseguito; situazione intricata, imbrogliata, difficilmente risolvibile; opera costituita da pezzi tratti da opere preesistenti di uno o più compositori, ecc….”, il che trasforma il film in un’opera volgare.

Ma è il Gabriele Salvatores di Nirvana, Mediterraneo, Io non ho paura, ecc…?

A me sembra più probabile che ci si trovi di fronte di una totale assenza di idee.

Dev’essere duro mantenere il livello, e quindi la fama che da esso deriva, di un buon regista/sceneggiatore.

Ma del resto anche gli artisti devono campare…

Il problema è la definizione di artista, nel senso che forse può capitare a tante persone, almeno una volta nella vita, di avere un colpo di genio che si può definire artistico, ma poi non è detto che si continui a creare e produrre opere d’arte per il resto della propria esistenza.

Chi o cosa è dunque l’artista? Se è colui che dell’arte vuole fare una professione, allora deve anche garantirne una certa continuità, altrimenti è soltanto un momento che bisogna prendere come tale e avere poi il coraggio di vivere d’altro.

In questo film Gabriele Salvatores si rende patetico e rischia di cadere nella seconda ipotesi, peccato!

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