UN SAPORE DI RUGGINE E DI OSSA

un_sapore_di_ruggine_e_ossaUN SAPORE DI RUGGINE E OSSA

 GENERE:  DRAMMATICO

TRAMA:

Alì, un uomo sbandato, senza un soldo che si trova a doversi prendere cura del piccolo figlioletto Sam.

Stephane, una ragazza forte e sicura di se che vive il lavoro esaltante di animatrice in uno spettacolo di Orche marine.

Due vite agli antipodi che una tragedia, capitata a Stephane, farà incrociare.

(Regia: Jacques  Audiard – anno 2012)

RATING: *

COMMENTO:

Date un’idea stupida od una immagine semplice come “un insetto che vola” ad un genio e ne tirerà fuori una sinfonia.

Date un’idea geniale e grandiosa ad un mentecatto e ne uscirà una scemata!

Questo è un po’ il concetto del film: classico soggetto interessante (di Craig  Davidson) che promette un’opera di grande spessore e livello, pieno di poesia, morale, profondità, considerazioni, insegnamenti, emozioni, sentimenti, ecc., che invece ti lascia con un pugno di mosche in mano ed un grande amaro in bocca!

Ma chi ha scritto la sceneggiatura? E’ veramente arduo riuscire a trasformare dei temi così elevati in una scatola

così vuota e mediocre! Complimenti agli sceneggiatori Jacques Audiard e Thomas  Bidegain per il misero risultato.

Più di una volta ci si trova smarriti a pensare:”Mah ..?!? …. Forse ora si riprende … forse adesso assisteremo al colpo di scena che darà un senso al fatto che io mi trovi qui con un biglietto da sette euro in tasca e delle aspettative!”, ma  lasciate perdere, non c’è niente da aspettare, nessuna rivelazione finale, nulla, se non la seccante constatazione che siete stati fregati dalla vostra passione per il cinema e da un soggetto intrigante, capace di creare grandi aspettative e la speranza di assistere a chissà quale capolavoro.

L’unica opera d’arte che è possibile rinvenire è il titolo, un vero colpo da “genio del marketing” cinematografico! La trama accattivante e promettente abbinata ad un titolo così crudo come “Un sapore di ruggine e ossa” è l’inganno perfetto al quale nessun cinefilo avrebbe potuto resistere!

Il film si rivela solo una collezione di sventure, attaccate a sputo come le figurine in un album, che ti fanno rimpiangere quelle belle disgrazie nostrane e datate alla “Amedeo Nazzari”!

Unico motivo che giustifica il rating di una stella è l’idea (sprecata) e la buona recitazione dei due protagonisti  Marion  Cotillard (Stephane) e Matthias  Schoenaerts (Alì).

Affascinante osservare come esistano tipi diversi di mutilazione, una fisica, quella di Stephane, ed una psichica, quella di Alì, e come a volte, per risollevarsi dalla devastazione di certi drammi, l’unica soluzione è quella di parassitare una forza vitale più elevata, come inconsapevolmente fa la sventurata Stephane quando, dopo l’incidente, si aggrappa a Alì, che possiede una forza vitale talmente alta e pura che è possibile trovare solo in un animale.

Per quanto riguarda ciò che si può portare a casa dopo aver visto il film, forse la riflessione consolatoria è la seguente: anche per un uomo con l’intelligenza di un bue muschiato la vita riesce ad inventare prove talmente dure da recuperarlo come essere umano, seppure con la sufficienza!

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