IL ROSSO E IL BLU

il_rosso_e_il_bluIL ROSSO E IL BLU

GENERE:  COMMEDIA

TRAMA:

Giuliana, l’acida preside del liceo, Giovanni Prezioso, il giovane supplente di lettere che vorrebbe salvare il mondo e redimere degli animaletti per farne delle persone, Fiorito, l’insegnante più anziano della scuola ormai cinico e disilluso, sono gli eroi sconosciuti che tutti i giorni portano avanti il loro difficilissimo e nobile lavoro nel silenzio e anonimato più assordante.

Le loro vite, umanità, sogni ed aspirazioni si incroceranno inevitabilmente con quelle dei ragazzi per dare luogo a quella lezione collettiva che è la vita.

(Regia: Giuseppe  Piccioni – anno 2012)

RATING: *  *  *

COMMENTO:

Esattamente come me lo immaginavo …. un racconto garbato, leggermente romantico, dalle atmosfere che ricordano vagamente il “Libro Cuore” in versione moderna, o vecchi libri come “Ricordi di Scuola” di Giovanni Mosca (per molti di voi le citazioni sono al limite dell’archeologia; siamo ai tempi del forse più conosciuto Giovannino Guareschi per intenderci).

I protagonisti sono quelli di sempre: il preside, gli insegnanti, il bidello, il segretario, ed ovviamente loro, gli studenti.

Un film che ci dà la possibilità di dare, ancora una volta, una sbirciatina in quel mondo ormai lontano che si cela dietro le mura di edifici fatiscenti e grigi che sono le nostre scuole.

Un’altra occasione per osservare, ma questa volta dal punto di vista di chi stà dall’altra parte della barricata, dalla parte di quei nostri antichi nemici da imbrogliare, detestare e combattere che erano gli insegnanti.

Un Riccardo Scamarcio in crescita professionale che interpreta i panni di un giovane supplente di letteratura ancora pieno di buona volontà ed ideali.

Un Roberto Herlitzka che rappresenta il personaggio a me più simpatico, quello del Prof. Fiorito, un insegnante ormai vecchio e stanco che ha speso la sua intera esistenza a combattere quella guerra silenziosa senza sangue, ma dal cui esito usciranno uomini o nullità. Davanti ai suoi occhi sono passati migliaia di ragazzi oggi ormai uomini ed il suo sguardo spento, prosciugato, denuncia una lotta logorante ed impari.

Schifato ed incattivito dalla mediocrità che un animo elevato come il suo inevitabilmente incontra, vive del suo raffinato cinismo, forgiato e temprato da una vita di delusioni e sconfitte.

Ho apprezzato molto questo film perché tratta un argomento al quale sono particolarmente interessato, quello della trasformazione degli esseri umani.

La scuola superiore è quell’invisibile e cruciale confine dal quale non si può più tornare indietro.

Senza nemmeno rendersene conto i giovani ibridi lasciano il bunker, la fortezza, il rifugio anti-atomico che la famiglia ha cercato di costruire intorno a loro per proteggerli, metterli a riparo, e si trovano catapultati fuori dal nido, nel mondo esterno.

Questo è letteralmente “il miracolo della vita” … altro che la nascita o i primi anni durante i quali si conquista la posizione eretta e si balbettano le prime parole, quella tutto sommato è una passeggiata abbastanza automatica, prevedibile e standardizzata rispetto all’esplosione caotica dell’adolescenza!

Questi giovani esseri incontrano e sperimentano se stessi per la prima volta senza alcuno strumento o attrezzatura, avanzando in una giungla misteriosa ed aliena, nel tentativo di affermare una loro identità ancora inesistente.

Paradossalmente, se fossero delle tabulae rase, forse sarebbero facilitati in questo arduo compito, ma per loro natura e per l’odierna cultura, cammineranno con il pesante fardello sulle spalle degli stili di attaccamento vissuti all’interno delle  famiglie d’origine, delle loro credenze, delle loro memorie genealogiche e sotto i bombardamenti di un mondo consumistico che lavora per farne dei neuro-schiavi, cash-cow, una mandria di buoi da mungere.

Da quel bozzolo potrebbe uscire qualsiasi creatura: bestie, uomini o morti che camminano …

Uno stato che dolosamente non investe nell’istruzione ha ridotto la scuola italiana ad una sorta di scuola albanese, mentre le famiglie, alle prese con le più elementari difficoltà di sopravvivenza, lasciano che i loro figli crescano più o meno soli, allevati da tv, facebook e cellulari.

In questo scenario gli insegnanti sono uno sparuto manipolo di fanti che, come l’esercito persiano alle Termopili, deve fronteggiare una cavalleria selvaggia e soverchiante.

L’unica arma vincente in questi casi è il cuore, una passione che brucia dentro talmente forte da trasparire anche all’esterno e riuscire a penetrare l’apatia di giovani storditi, disillusi, senza più sogni, impauriti per un futuro che non c’è.

Per esperienza personale so che spesso l’asimmetria tra materie da insegnare e maturità necessaria per apprenderle è talmente grande che a volte nemmeno il cuore e la passione possono bastare, allora si dovrebbe intervenire con tecniche di comunicazione più sofisticate, come per es. la PNL.

Ma capite benissimo che senza investimenti sui formatori che dovrebbero aiutare i bruchi a sollevarsi e volare, tutto è perduto.

Oggi il mestiere dell’insegnate, a parte dei rarissimi casi, non è una vocazione né una missione quale dovrebbe essere, bensì un semplice ripiego di persone mediocri che non hanno trovato niente di meglio.

Speriamo cambi …

 

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