PROMETHEUS

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GENERE:  FANTASCIENZA, HORROR

TRAMA:

Charlie Holloway e la sua compagna, dottoressa Elizabeth Shaw, sono degli archeologi che nel 2089 fanno l’ennesima incredibile scoperta. In una grotta sperduta della Scozia trovano le stesse tracce che hanno rinvenuto in tante altre precedenti esplorazioni in giro per il mondo: dei dipinti rupestri raffiguranti degli uomini che indicano degli strani segni nel cielo.

Ma la scoperta è ancora più incredibile per la datazione di quei dipinti che risale a circa 250.000 anni fa! Dopo anni di ricerche quelle coincidenze trovano finalmente un senso: i segni nel cielo indicano una precisa costellazione dell’universo!

L’entusiasmo di Charlie ed Elizabeth contagia il ricchissimo proprietario delle  Weyland Industries, deciso a scoprire le origini della vita e i suoi creatori prima della sua imminente morte. Viene così organizzata la più grande e segreta operazione di esplorazione spaziale mai tentata nella storia; destinazione, la costellazione indicata negli antichi dipinti e graffiti rupestri.

A bordo di una straordinaria astronave chiamata Prometheus, i migliori scienziati e uomini d’equipaggio, dopo due anni di viaggio in crioconservazione, vengono risvegliati da David, l’androide che ha guidato la missione sino a quel momento. La tensione e l’emozione sono alle stelle. Gli eterni interrogativi sulle origini della vita e i creatori stanno per trovare le loro risposte …

(Regia: Ridley  Scott – anno 2012)

RATING:  *  *  *

COMMENTO:

Avviso ai naviganti: personalmente non amo questo tipo di soggetto che finisce per deviare tutta la tensione emotiva dal genere fantascienza a quello horror, ma non posso negare che la realizzazione di Ridley  Scott  sia ottima nonostante una trama non eccezionale.

Che la precisione degli effetti speciali sia ormai appannaggio della cinematografia americana (capace si di grossi investimenti finanziari ma anche di grandi maestri) è fuori discussione. Nonostante ciò la scuola  di fantascienza statunitense non riesce ancora a liberarsi di quel vecchio difetto che, con le sue stonature ed incongruenze, finisce per rovinare  l’idea iniziale e l’atmosfera maestosa così faticosamente creata; la tara a cui mi riferisco è la sceneggiatura scanzonata e sdrammatizzante che definisce il significato della parola “americanata”! Ma come si fa a rovinare la sacralità del momento più esaltante, affascinante, elettrizzante nella storia dell’umanità, come la scoperta dei propri creatori o la risposta alle domante eterne che gli uomini di ogni epoca si sono posti, mettendo in bocca ai membri dell’equipaggio frasi da “camionista di tir”? Ci mancava solo che i membri della spedizione oltre ad ubriacarsi facessero le bolle con il chewingum! Ma avete un’idea della durissima selezione psicofisica alla quale sono sottoposti dei semplici aspiranti astronauti?

Nel film il geologo con il look da moicano, appena “sbrinato” inizia a chiedersi quanti soldi potrà guadagnare da quella missione, mentre il biologo, che dovrebbe essere inebriato dall’amore per la conoscenza, si caga sotto; più che l’equipaggio dell’astronave più sofisticata mai prodotta dall’intelligenza umana, sembrano la ciurma del film “Gli ammutinati del Bounty“! Questo stile di sceneggiatura soddisferà forse i gusti sempre un po’ western e spacconi del pubblico americano medio, ma finiscono per rovinare delle opere d’arte (peccato)!

Personalmente preferisco la fantascienza che sconfina nella poesia, nella filosofia, nella conoscenza; quella che pone ed esalta gli interrogativi escatologici della razza umana: che cos’è la vita, che cos’è che qualifica un qualcosa come “vivo”? Cos’è reale e cosa è immaginario? Quali sono i limiti dell’essere umano? Come si evolverà la nostra società futura, quale etica, quale politica la guiderà? Meravigliosi interrogativi trattati per es. dal classico dei classici di fantascienza, Blade Runner, o dei più recenti Matrix, Limitless, Hunger Games, ecc.

Prometheus ed i suoi sequel appartengono invece a quella fantascienza che poi sfocia nel più banale horror fatto di “babballotti”, mostri e mostriciattoli più o meno spaventosi (vedi quale altro esempio del genere il film Pitch Black), che fanno leva sui timori ancestrali dell’uomo: la paura dell’aggressione, la paura di qualcosa che ti entra dentro e ti contamina, ti divora, o è nascosto nel buio, ecc.

Detto ciò, qualcosa di bello l’ho comunque trovata. Come in quei concorsi letterali dove, dato un brano iniziale, i concorrenti devono proseguire la storia secondo il proprio talento e stile personale, Prometheus è il prequel di Alien, pertanto ha un epilogo già conosciuto. Chi ha ideato il soggetto ha dovuto immaginare il significato di Alien, dargli una collocazione ed un senso; compito non semplice che ritengo ben eseguito. Se con la memoria si ritorna ad Alien, le tante domande dello spettatore vengono intelligentemente soddisfatte: cos’era quella grande astronave a forma di ferro di cavallo, cos’era Alien?

Bello anche il finale, per niente scontato nonostante si conosca la puntata successiva!

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2 pensieri su “PROMETHEUS

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