THE ARTIST

the_artistTITOLO: THE ARTIST 

GENERE: DRAMMATICO

TRAMA:

George Valentin è una star del cinema muto degli anni ’20. La sua popolarità è alle stelle e George vive nell’Olimpo dorato del successo.
Al top della sua carriera Valentin si imbatte casualmente in una sua fan sconosciuta, Peppy Miller, cambiando forse per sempre il suo destino. Durante la scena di un film i due si incrociano sul set e nasce un amore magnetico, irresistibile, ma non dichiarato.
La vita è strana ed imprevedibile, si sà, e con l’avvento del cinema sonoro le storie di Peppy Miller e il grande George Valentin si invertono.
George cade in disgrazia, mentre Peppy Miller diventa la nuova star del momento.
La vita metterà a dura prova l’orgoglio di Valentin ed il loro amore.
(Regia: Michel Hazanavicius – anno 2011)

RATING:  * * * +

COMMENTO:

Grande cinema francese e grande coraggio di Hazanavicius che porta a Cannes un film in bianco e nero, muto!
Il film è  bello e molto raffinato, ma non è stato semplice recensirlo in quanto le emozioni sono state diverse e contrastanti.
Particolare è stata per esempio, la dinamica emotiva evocata dall’opera di Michel Hazanavicius: appena terminata la proiezione ero soddisfatto ma non emozionato. La mente ha continuato però a ripensarci durante la notte e la mattina seguente ero ancora più entusiasta della sera prima! Forse occorre un po’ di tempo  per sintonizzarsi su modalità e stili narrativi così retrò
Veramente sorprendente ed originale la scelta di riprodurre un film muto secondo lo stile originale degli anni ’20; è stato come fare un tuffo in quell’epoca così lontana e cinematograficamente sconosciuta, se non fosse per le “Comiche” di Buster Keaton, Stan Laurel & Oliver Hardy o Charlie Chaplin; una sorta di omaggio al cinema per chi ama il cinema (così com’è stato per il recente film “Hugo Cabret” di Martin Scorsese).
Dieci e lode per l’operazione di ricostruzione di quelle atmosfere romantiche e a tratti buffe, per la recitazione enfatica che suppliva l’assenza del sonoro; storie che ci raccontano anche l’ingenuità e la semplicità degli uomini di allora.
Bello, piacevole e capace di stupire, lo guarderei di nuovo.
Geniale la trovata con la quale Hazanavicius introduce il suono all’interno di un film muto!
Unico neo, in un’opera che a mio giudizio sarebbe potuta essere un capolavoro, è lo sviluppo della relazione tra George Valentin e Peppy Miller, una svista della sceneggiatura che non permette all’emozione di emergere come invece avrebbe meritato: ma che tipo di sentimento era quello di Peppy Miller per il vecchio attore ormai in disgrazia? Pietà, amore, riconoscenza? Questa ambiguità, non facendo scattare il meccanismo di identificazione, lascia lo spettatore emotivamente meno coinvolto di quanto una storia così drammatica avrebbe richiesto. . . Peccato!
Bellissime invece le considerazioni morali di racconti come questo che parlano di una fine: la fine del successo, della gloria, di quella popolarità che sino a pochi giorni prima ti aveva portato ad essere venerato come un semi-dio per poi gettarti nell’oblio (tanti i bellissimi film che hanno trattato questo drammatico argomento: dai più recenti come  “The Wrestler” con Mickey Rourke, ai più datati come l’indimenticabile “Viale del tramonto” del 1950 con Gloria Swanson).
Parrebbe un luogo comune, ma le migliaia di giovani che ogni giorno si accalcano e sgomitano per un casting, o un provino, mi suggeriscono che l’argomento è sempre attuale e merita di essere trattato.
Quante ragazze e ragazzi vendono la loro dignità sognando di entrare nelle fauci del mondo dello spettacolo per diventare veline, attori, attrici o soubrette?
Attenti ragazzi, quella sensazione così inebriante che porta a vivere la vita in uno stato di perenne esaltazione, ben al di sopra delle miserie umane, ha un terrificante difetto: non è reale!
Niente è più effimero ed illusorio della popolarità di quel mondo e posso dirlo per mia piccolissima esperienza personale. Sei solo una immagine da dare in pasto ai capricci del regista di turno, agli umori volubili del pubblico che un momento prima ti acclama, ed il momento dopo ti scarica per fame di “carne fresca”!
La cronaca è piena di meteore, star, divi, ma anche le  leggende tramontano, maciullate da quell’inarrestabile tritacarne alimentato dal continuo bisogno di nuovi stimoli, nuovi volti, nuovi eroi da sacrificare sul’altare dello spettacolo: pensate anche soltanto alle ultime cronache di Whitney Houston, Amy Winehouse, ecc..
Solo se si è talmente solidi da riuscire a rimanere distaccati da quell’effimero rapporto con il pubblico e con la popolarità ci si può conservare sani e rimanere integri, ma di uomini così ce ne sono pochi.
Incredibile come dopo quasi un secolo il mondo del cinema non sia  cambiato! Le figure e le dinamiche che vi orbitano attorno sono praticamente le stesse: la troietta che se la fa col vecchio produttore per avere la sua fetta di celebrità, le folle incantate che si svenano per gli attori del momento, la stampa mondana che campa sui gossip … non è cambiato nulla.
Un altro grande insegnamento è di natura spirituale: arriva sempre un momento nella vita che pone ciascuno di noi  di fronte ai propri limiti, mettendoci alla prova; è il motivo della nostra vita terrena, ossia l’evoluzione personale.

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