STANNO TUTTI BENE

stanno_tutti_bene_2010TITOLO: STANNO TUTTI BENE 

GENERE: DRAMMATICO

TRAMA:

Frank Goode è rimasto vedovo e, da poco in pensione, cerca di tirare avanti conducendo una vita più normale possibile: pulisce la casa, cucina, cura il giardino, i fiori; la spesa diventa occasione per fare due chiacchiere con qualcuno e spezzare così la pesante solitudine che caratterizza ogni uomo nella sua condizione.
Frank ha dedicato tutta la vita al lavoro e alla famiglia, sacrificando anche la salute per quello che pensava essere la cosa giusta da fare: crescere al meglio i suoi figli.
Tuttavia chi nell’organizzazione familiare stava in casa con loro era prevalentemente sua moglie, che faceva da trait d’union tra i bambini ed il padre.  Questi differenti ruoli continuarono anche quando i ragazzi, ormai adulti, andarono via di casa stabilendosi in giro per gli Stati Uniti per trovare lavoro e fare la loro vita.
Era lei che, curando i contatti con tutti, teneva unita la famiglia per cui, dopo la sua morte, Frank decide che adesso quel compito spettia a lui e fa del proprio meglio organizzando un barbecue per riunire intorno alla tavola tutti i suoi “bambini”: David, ‘l’artista” che vive a New York; Amy, “pezzo grosso della pubblicità” che sta a Chicago; Robert, “direttore d’orchestra” di Denver; la piccola Rosie, “ballerina a Las Vegas”.
Con l’avvicinarsi della data prevista però, tutti gli ospiti presentano delle ottime e plausibili scuse per non partecipare all’evento.
Frank, nonostante il divieto del medico, affronterà la questione a modo suo: preparata una valigia partirà per un viaggio attraverso gli Stati Uniti con l’intenzione di fare una sorpresa a ognuno dei suoi figli e vedere con i suoi occhi quello che sono diventati.
(Regia: Kirk  Jones – anno 2010) 

RATING:  * * * *

COMMENTO:

Struggente, bellissimo! Grande Robert De Niro!
Forse perché tocca dei temi ai quali sono molto sensibile, o perché Robert De Niro nelle prime immagini del film ricorda terribilmente mio padre, ma alla fine del racconto ero con le ossa a pezzi!
Splendida la delicatezza con cui Kirk Jones tocca argomenti così crudi come la ferocia della vecchiaia,  la solitudine e la tristezza di chi nella coppia dovrà interpretare il ruolo del superstite.
Una stilettata al cuore la verità sulla maggior parte delle dinamiche familiari, dove soltanto alla fine dell’esistenza ci si rende conto di quanto il gioco dei ruoli tra genitore e figli, innalzi un muro quasi invalicabile e non ci si conosca veramente.
Quante sovrastrutture condizionano le relazioni con i propri genitori! …  soprattutto con i padri, ai quali la biologia o la cultura, hanno sempre affidato il compito più ingrato all’interno della famiglia, quello di spronare i figli ad essere forti o migliori, a crescere, correggersi, rispettare le regole, tutti oneri che quasi sempre si pagano con l’amaro prezzo dell’isolamento.
I bambini preferiscono il nutrimento, l’accettazione, la comprensione, l’accoglienza, l’accudimento amorevole, la dolcezza materna; quell’amore incondizionato che evita di metterli di fronte ai loro limiti o che impone sacrifici, e si legano spontaneamente alle madri condannando spesso i padri all’estraneità e all’umiliazione della menzogna.
Forse è naturale … è più facile per un bambino apprezzare una madre che lo allatta al seno piuttosto che un padre che si avvelena in fabbrica “ricoprendo cavi telefonici di PVC”, basta il calore e l’odore della pelle della mamma a comunicargli l’amore.
La manifestazione dell’amore paterno richiede invece processi di astrazione più complessi e meno immediati.
Il ruolo biologico/culturale del padre comprende l’ingrato compito dell’emancipazione, ossia rendere i propri figli autonomi ed indipendenti, forti quanto serve per non soccombere sotto le dure leggi dell’esistenza al di fuori dell’ambiente  familiare protetto e quanto sarà odioso per il bambino quel distacco dal seno materno? Quanto ti odierà per averlo separato dall’amore fusionale con la madre?
L’unica salvezza per i padri è la totale complicità della propria compagna e la solidità della coppia, ma quanto ciò sia raro è sotto gli occhi di tutti.
L’altro colpo che ti lascia tramortito è l’inevitabile esame di coscienza che il racconto impone: quanto riusciamo ad agire il nostro amore teorico per i genitori?
Niente male come interrogativi eh?!
Questo film in realtà è il remake dell’omonimo film del grande regista e sceneggiatore italiano Giuseppe Tornatore, uscito nel 1990, con Marcello Mastroianni.
Molti critici scrivono che il remake americano sia più scialbo rispetto a quello italiano. Se così fosse il film di Tornatore dovrebbe essere una bomba!
Dopo averlo visto vi farò sapere.

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