THE TREE OF LIFE

the_tree_of_lifeTITOLO: THE TREE OF LIFE 

GENERE: DRAMMATICO

TRAMA:

La storia inizia con un verso della Bibbia tratto da Giobbe, del quale solo alla fine del film si comprende il significato.
Dall’nizio biblico del Verbo, alla creazione: “Dio, tu parli e tutto esiste!”, dice il salmista. E’ l’inizio di tutto, il big-bang!
Dal centro dell’universo la creazione di galassie e di meraviglie cosmiche.
Dall’apparente caos la materia inizia ad assumere un ordine. Il fuoco, la terra, l’aria e l’acqua si mescolano. E’ la nascita della terra, degli oceani, delle foreste e della vita.
Una vita rigogliosa, primitiva e selvaggia che dopo una mirabile evoluzione durata miliardi di anni si affina nella nascita dell’uomo.
E’ la materia che prende coscienza e consapevolezza di se stessa.
In questa fase della vita s’incarna la storia di un bambino; è uno dei figli della famiglia O’Brien, una famiglia americana composta da una figura materna dolce e amorevole e da una figura paterna amorevole ma nel contempo severa ed autoritaria. Sono i due principi, maschio-femmina, durezza e arrendevolezza, asprezza e dolcezza, diffidenza e fiducia infinita verso tutto e tutti…
All’inizio il mondo è tutto una scoperta meravigliosa per i bambini. Fantastico il racconto delle esperienze umane senza il cappio di una cronaca precisa! Questo fa in modo che ad essere in primo piano sia sempre il fluire della vita nel suo insieme e non la storia di singoli individui.
All’improvviso un evento funesto irrompe nella vita felice degli O’Brien: il fratellino di Jack muore.
Tutta la famiglia è molto religiosa ed è il momento dello scontro tra la grazia e la natura, tra bene e male.
Il presente di Jack adulto (Sean Penn) si mescola e si confonde con i suoi ricordi di famiglia, dolorosi e gioiosi. Ma alla fine, se si riesce a percepire il fluire e la grandezza del tutto, è possibile riconciliarsi con Dio e trasformare anche il dolore più intenso in un dono da offrire…
Solo al cospetto della grandezza universale è possibile che la materia comprenda la grazia e che la frase di Giobbe, scelta come overture da Malick, assuma un significato: “Dov’eri tu quando gettavo le fondamenta della terra? Dov’eri tu quando le stelle del mattino gioivano in coro?”.
(Regia: Terrence Malick – anno 2011)

RATING:  * * * * +

COMMENTO:

Stupendo! Un’opera magistrale!
Malick conferma la sua genialità. Lo stile narrativo, originalissimo, non è cronachistico ma evocativo-emozionale, e alterna le sequenze secondo ordini temporali differenti, per cui l’unico modo per riuscire a cogliere il tutto è lasciarsi andare alle emozioni ed alle suggestioni evocate dalla potenza delle immagini e della musica!
La fotografia è splendida e le inquadrature molto ravvicinate portano lo spettatore dentro la scena.
Il titanico sforzo di rappresentare l’universalità e la sacralità del “Tutto”, si fonda sulle sensazioni visive e sonore, pertanto non è possibile capire ed entrare nel’opera vedendola in tv; meglio aspettare qualche rassegna estiva o qualche sala specializzata nelle mediateche.
Unico piccolo neo: la sequenza che narra le esperienze dei tre fratellini poteva essere più corta, questo avrebbe alleggerito un po’ il film.

L’opera del maestro è così poetica che solo la poesia può commentarla:

(Commento meraviglioso di un’amica):
The tree of life
L’albero della vita.
Scivola Malick, nel plasma della tragedia. Perché? Una madre onirica e un padre nemico. Una natura criptica e poetica, malvagia e salvifica. Perché? E poi dio, una comparsa d’eccellenza, o forse, il vero occhio che scruta l’umano soffrire. Lo spettatore non può reggere l’immensità, e neppure l’atomicità dell’esistenza. Un figlio muore, un fratello continua a vivere. Perché? La domanda. La risposta crudele… il tempo allevia ogni cosa. Perché?

Capovolge Malick, le ombre al suolo, i grattacieli, il pelo dell’acqua di un oceano iroso. I gradini di quelle scale, la luce alla fine del tunnel. Perché? Chiede Efelide, nell’eleganza dei suoi abiti lunghi. Combatti, risponde un trainer molesto e inaridito. Dio vede, facendo cantare alla natura una lirica dalla solenne melodia.

Erode Malick, ridondando, snervando, cullando, divagando. Raccontando la fecondazione, l’origine di tutto. E i dinosauri? Una natura vergine dall’uomo, non ancora stuprata, raddrizzata. L’erba si strappa dalla radice, insegna il padre. Proprio come l’apnea soffoca il respiro di un bambino innocente.

Dipinge Malick, posando lo sguardo ai bordi della luce, raccontando profili di persone che smettono di essere attori e diventano agenti chimici. Sperimenta, lacera, ricostruisce, secondo ritmi difficilmente sopportabili.

Ruba Malick, ruba due ore abbondanti per dire: perché? Fino all’approdo in paradiso, dove tutto si dispiega, dove i sorrisi e gli abbracci non sono più il frutto di domande. Fede. Quel bagliore sussurrato, dalle labbra di uno schermo che diventa immateriale e soverchiante.
Tranquilli, se vorrete fuggire dopo un’ora è del tutto normale. C’è chi fugge per tutta la vita e nemmeno lo sa…
[Martina Marongiu]

Annunci

Dai commenta! Non fare il timido

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...