BAARIA

baariaTITOLO: BAARIA

GENERE: DRAMMATICO

TRAMA:

Bagheria anni trenta: un piccolo paesino dell’interno siciliano dimenticato da Dio, che vive le diverse epoche storiche dal ventennio fascista agli anni ’80, attraverso le vicende dei suoi abitanti ed in particolare quelle della Famiglia di Ciccio Torrenuova, poi di suo figlio Peppino e del nipote Pietro …

(Regia: Giuseppe Tornatore – anno 2009)

RATING:  * * *

COMMENTO:

Questa volta Giuseppe Tornatore si è lanciato in una impresa veramente ambiziosa, ma le capacità non sono state all’altezza della sua ambizione.

L’idea titanica è quella di narrare la storia d’Italia, dal fascismo agli anni 80, attraverso gli occhi di tre generazioni che nascono, vivono e muoiono in un remoto paesino siciliano.

Reggere una tale mole di personaggi, caratterizzazioni, fili narrativi, epoche storiche, è difficilissimo ed il controllo di così tanti elementi da parte di Tornatore non è stato sufficiente. Il risultato è un grande minestrone, un susseguirsi disordinato di flash back e presente, una miriade di ingredienti tropo lunga e dispersiva, nella quale si avverte la mancanza di una forte visione generale.

Il tentativo tuttavia contiene al suo interno delle perle. Bellissime le immagini e le luci della fotografia, i colori aranciati carichi di sole. Perfetta la scelta dei volti dei personaggi la cui recitazione però spesso non è stata  all’altezza dell’opera.

La storia attraverso la lente di quell’arcaica cultura contadina mostra degli spaccati di vita quotidiana aspra, dura e difficile, dove le misere esistenze della gente si accompagnavano spesso e volentieri alla fame vera.

In quel mondo paesano crescono e vivono anche tanti bambini ai quali sovente l’infanzia viene negata per andare a pascolare le pecore o lavorare nei campi; quei bambini saranno gli uomini di domani.

Malgrado ciò la vita procede nelle sue vicende adolescenziali, giovanili, e nei primi amori a dispetto del volere dei genitori. Da uno di questi amori veri e ribelli nasce la famiglia di Peppino Torrenuova, attraverso le cui vicende sarà narrata anche tutta la storia del paese, dalla liberazione americana, il referendum per la monarchia o la repubblica, alla nascita delle prime sezioni comuniste e le lotte per la riforma agraria, che auspicava il passaggio delle terre dai latifondisti mafiosi ai contadini proletari.

Nonostante l’excursus storico offra sul piatto d’argento infiniti spunti di riflessione su argomenti politico sociali delicati come il fascismo, la mafia, le prime dinamiche politiche repubblicane, Tornatore preferisce rimanere neutrale e scegliere un racconto politically correct.

Durante tutto l’arco narrativo sembra di riascoltare le avventure che i nostri nonni, zii e genitori, ci raccontavano quando eravamo bambini: la fame, la miseria, la guerra, i vestiti fatti con i paracadute degli americani … o di udire suoni dimenticati come l’automatica nenia del matto del paese che vende dollari e penne per scrivere.

Nonostante al termine del film si abbia l’impressione di una grande occasione perduta, si rimane comunque catturati dal fascino naif di quel mondo paesano, così simile a tanti paesini dell’interno meridionale e dagli innumerevoli echi interiori.

Il finale è sempre la parte più difficile di un’opera e lo è stato sicuramente anche per questo film a giudicare dal surreale risveglio del piccolo Peppino nella Baarìa degli anni 80 ed il suo incontro con il figlio Pietro, della sua stessa età, che però vive e ritorna a giocare nella Baarìa degli anni 40; un pasticcio temporale che denuncia una qualche difficoltà conclusiva.

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